Grammy 2026, il ritorno alla musica con un addio e le nomination di Lamar e Bad Bunny
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Si apre con l’annuncio di un trasloco, quello alla Disney per il 2027, l’edizione 2026 dei Grammy Awards, in programma domenica 1° febbraio alla Crypto.com Arena di Los Angeles. La cerimonia, trasmessa in diretta sulla Cbs e su Paramount+, vedrà per la sesta e ultima volta alla conduzione il comico Trevor Noah, a suggellare una fase che sta volgendo al termine. Mentre il palcoscenico si prepara ad accogliere performance di artisti del calibro di Lady Gaga e Justin Bieber, le nomination disegnano una cartina di tornasole dei gusti e delle tendenze dell’industria musicale attuale. Con nove candidature, il rapper Kendrick Lamar guida la pattuglia degli artisti più nominati, affermandosi come uno dei narratori più incisivi del suo tempo; lo segue, a sorpresa di alcuni, Lady Gaga con otto, a dimostrazione di una longevità creativa che pochi possono vantare.
Le sfide e i protagonisti della serata
Sulla scia di Lamar, si piazzano con sei nomination ciascuno il fenomeno globale Bad Bunny, il cantautore Leon Thomas III e la popstar Sabrina Carpenter, a delineare un quadro eterogeneo dove urbano, pop e R&B si contendono la scena. La presenza di Bad Bunny, del resto, assume un rilievo particolare considerando che l’artista, già reduce da un halftime show al Super Bowl di grande impatto, si appresta a riproporlo a una settimana esatta dalla kermesse calcistica. Non è un caso, infatti, che molti vedano in questi Grammy non solo una premiazione, ma una sorta di prologo ad alto tasso spettacolare all’evento sportivo dell’anno.
Storie sul tappeto rosso, da Lennon e Ono alle coppie di oggi
Se l’attenzione è tutta rivolta ai vincitori e alle esibizioni, il red carpet resta un palcoscenico autonomo, capace di generare icone e di fissare nell’immaginario collettivo momenti di puro spettacolo. Nel corso delle decine di edizioni passate, alcune coppie hanno saputo sintetizzare lo spirito di un’intera epoca musicale. Come dimenticare, ad esempio, l’arrivo nel 1975 di John Lennon e Yoko Ono, una comparsa che andava ben oltre la moda per incarnare un manifesto artistico e politico. Più recentemente, altre unioni hanno dominato i riflettori, da quella, discussa e sempre sotto i riflettori, di Kanye West e Kim Kardashian a quella regale e consolidata di Beyoncé e Jay-Z, fino alla coppia formata da Jennifer Lopez e Sean “Diddy” Combs, che ha segnato un preciso momento della cultura pop anni Novanta.
L’eredità di una notte
Al di là dei premi e delle passerelle, ciò che i Grammy consegnano alla storia è un racconto per immagini e suoni dell’America che cambia. La scelta dei presenter, oggetto di ricerche frenetiche nelle ore che precedono l’evento, è parte integrante di questo racconto, selezionando voci che sappiano interpretare il presente. Con Trump di nuovo alla Casa Bianca, il contesto socio-politico inevitabilmente fa da sfondo a una manifestazione che, nelle sue migliori espressioni, ha spesso provato a dialogare, o a scontrarsi, con il potere. Mentre la musica si prepara a celebrare se stessa, gli occhi sono puntati su chi, tra i tanti, saprà catturare non solo un trofeo, ma lo spirito di un anno complesso e carico di significati.




