Chiara Bontempi, l’equilibrio di Tamberi: “Lo tengo calmo”. E in pedana volano quattro azzurri
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Redazione Sport
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Quando Gianmarco Tamberi scruta tra la folla degli spalti, subito dopo aver varcato l’asticella o magari dopo un salto che sapeva di rischio, il suo sguardo compie quasi sempre lo stesso percorso: va a cercare Chiara Bontempi. Lei non è la classica compagna che sventola bandierine, perché Chiara, da oltre dieci anni al fianco del campione olimpico e dal 2022 sua moglie, rappresenta per lui un punto fermo, uno di quei riferimenti che nei momenti di maggiore tensione diventano fondamentali.
A raccontarlo, del resto, è stata lei stessa in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, con parole che restituiscono il senso di un rapporto vissuto dentro e fuori la pedana: “Gli do equilibrio, lo tengo calmo”.
La qualificazione di Birmingham e il poker azzurro
Sulle pedane di Birmingham, intanto, l’Italia dell’atletica leggera sta firmando una delle proprie giornate più corpose agli Europei in corso, e la nazionale del salto in alto, quella stessa che ha in Tamberi il proprio faro, si è guadagnata un posto in finale con un vero e proprio poker di atleti. Al termine delle prove di qualificazione, Gianmarco Tamberi ha chiuso con una miglior misura di 2,23 metri, superata al secondo tentativo, dopo aver invece liquidato 2,15 e 2,19 al primo salto.
La progressione è stata talmente efficace che il campione non ha nemmeno dovuto cimentarsi con i 2,26 che avrebbero garantito il passaggio automatico, perché a quel punto i 12 finalisti erano già stati di fatto definiti.
Il percorso di Tamberi è stato identico a quello di Matteo Sioli, suo compagno di nazionale, che ha ripetuto la stessa sequenza di salti. Ma la sorpresa, se così si può chiamare, è stata la presenza tra i finalisti anche di Edoardo Stronati e Christian Falocchi, entrambi fermi a 2,19. Un risultato raggiunto da Stronati e Falocchi al primo tentativo sulla misura, con tre errori consecutivi a 2,23 che alla fine non hanno compromesso la qualificazione.
Il risultato, in termini numerici, è notevole: l’Italia sarà la nazione più rappresentata nella finale maschile dell’alto, con quattro atleti su tredici finalisti complessivi; un dato che sottolinea la profondità di un gruppo che non si regge soltanto sul suo fuoriclasse.
L’impresa di Coiro, record italiano dopo 46 anni
La pedana di Birmingham non ha regalato emozioni soltanto nel salto in alto, perché sugli 800 metri piani è arrivata una prestazione destinata a entrare nella storia dell’atletica italiana. Eloisa Coiro, venticinquenne romana, ha infatti stabilito il nuovo record italiano nei 400? No, sugli 800 metri, con un crono di 1’57’’56. Un tempo che le è valso il secondo miglior parziale complessivo delle semifinali, alle spalle della britannica Keely Hodgkinson, ferma a 1’57’’28, e che le ha garantito l’accesso alla finale con uno dei crono più veloci del turno.
La tedesca Smilla Kolbe ha chiuso in 1’57’’80, mentre Audrey Werro ha siglato 1’57’’83.
Ma il dato più significativo, per l’atletica italiana, è il primato che Coiro ha cancellato: il precedente record nazionale apparteneva a Gabriella Dorio, con 1’57’’66, e resisteva da 46 anni, esattamente dal 5 luglio 1980, quando fu stabilito a Pisa. Un muro che sembrava destinato a resistere ancora a lungo e che invece è crollato grazie a una corsa lucida e potente, con la quale la mezzofondista romana ha dimostrato di poter giocare alla pari con le migliori d’Europa.
La finale degli 800 si preannuncia quindi come uno degli appuntamenti più attesi del programma, con Coiro chiamata a replicare un’impresa che l’ha già proiettata tra le protagoniste assolute di questi Europei.
Le dinamiche di una pedana che non aspetta
La qualificazione dell’alto maschile, per certi versi, ha raccontato bene l’andamento di una competizione in cui la tensione è altissima e nessuno può permettersi passi falsi. Nessun atleta ha ottenuto la qualificazione automatica, e quindi si è proceduto attraverso la classifica: ben dieci saltatori hanno chiuso a quota 2,23, e in questo gruppo sono finiti i quattro azzurri con le loro diverse traiettorie.
Per Tamberi, che sulla carta era il favorito della vigilia, la giornata è stata una formalità, ma per i compagni come Stronati e Falocchi ogni salto ha rappresentato un esame da superare con il fiato sospeso. La finale, ora, si annuncia come un confronto tra scuole diverse e approcci tecnici differenti, con l’Italia che potrà contare su un numero di pedine che nessun’altra nazione può vantare.
Il legame tra Tamberi e Chiara Bontempi, in questo contesto, non è un dettaglio marginale, perché la presenza costante della moglie sugli spalti non è mai stata solo una questione di supporto emotivo. Chiara, in questi anni, è diventata una sorta di punto di ancoraggio per il saltatore marchigiano, una figura che interviene nei momenti di massima pressione con un ruolo che va oltre il semplice tifo.
Le sue parole, del resto, non lasciano spazio a interpretazioni: quando dice di dargli equilibrio, descrive una funzione precisa che si manifesta negli intervalli tra un salto e l’altro, quando la concentrazione può frantumarsi in un attimo. Una presenza che non si vede nei tabelloni ma che pesa quanto un buon stacco dal suolo.
E proprio questa capacità di restare lucidi, di non disperdere energie in eccesso, è ciò che gli azzurri dell’alto hanno dimostrato nelle qualificazioni. Un poker di finalisti non è solo il frutto di talenti individuali, ma anche di una gestione mentale che fa la differenza. L’Europeo di Birmingham, ormai, sta entrando nel vivo, e le finali degli 800 e dell’alto si profilano come due appuntamenti in cui l’Italia può scrivere pagine importanti.
Coiro, con il record di Dorio polverizzato, ha già dimostrato che i tempi sono maturi per osare, mentre Tamberi e gli altri tre azzurri proveranno a trasformare la supremazia numerica in qualcosa di più concreto. La pedana, a questo punto, non aspetta altro.
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