Barcellona si risveglia al rombo dei motori: il primo shakedown del 2026 parla italiano

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Sul nastro d'asfalto del Circuit di Barcelona-Catalunya, dove l'aria umida del mattino sembra ancora trattenere il silenzio dell'inverno, il ruggito metallico di una V6 turbocompressa lo squarcia, annunciando l'inizio di una nuova stagione. È il suono, atteso e prepotente, dello shakedown collettivo, la prima sessione di test ufficiale che raduna sette scuderie e getta le basi, con un misto di cautela e trepidazione, per il campionato di Formula 1 2026. Un campionato che, non a caso, si prepara a scattare dall'Australia nel primo weekend di marzo, trasmesso in esclusiva per il pubblico italiano su Sky e in streaming su NOW. Ma oggi, a Montmeló, il cronometro è l'unico giudice inamovibile e il primo a imporre la sua legge è un diciottenne di Bologna, Andrea Kimi Antonelli, che al volante della Mercedes W17 ha fermato i cronometri sul tempo di riferimento di 1'22"352, un benchmark che, per quanto preliminare, assume il peso simbolico di una dichiarazione d'intenti.

Una giornata di bandiere rosse e nuovi inizi

La sessione, tuttavia, non è scorsa via senza intoppi, interrotta più volte da quell'immagine che tutti i team temono durante i delicati giri di rodaggio: la bandiera rossa. Una di queste è stata proprio causata dall'Audi R26 del brasiliano Gabriel Bortoleto, costretta a un lungo fermo box per un problema tecnico che ne ha limitato l'affidabilità e le prestazioni, come testimoniato dal tempo di 1'25"296. Un inizio non proprio ideale per la casa tedesca, impegnata in un progetto ambizioso. Sul fronte opposto, invece, ha girato senza particolari scossoni la prima vettura spinta dal motore firmato Red Bull Powertrains, l'unità propulsiva sviluppata in-house a Milton Keynes e affidata, per questo primo giro di boa, al francese Isack Hadjar. Il suo RB22, dopo un avvio prudente, ha poi trovato un ritmo più costante, seppur ancora a distanza dalla vetta.

La classifica che racconta storie diverse

Scorrendo la tabella dei tempi, che si sia fissati quella delle 11:00 o quella più aggiornata delle 12:00, si disegna una mappa di prestazioni e programmi di lavoro differenti. Dietro ad Antonelli, a confermare un avvio positivo, si è piazzato il neozelandese Liam Lawson sulla Racing Bulls VCARB03, staccato di sette decimi e mezzo, capace di sopravanzare Hadjar. Seguono, con distacchi più consistenti, il giovane argentino Franco Colapinto sulla Alpine, e l'esperto francese Esteban Ocon, alla guida della nuova Haas TGR VF-26. In coda, oltre all'Audi di Bortoleto, si è posizionato il finlandese Valtteri Bottas con la sua Cadillac, il quale, complice forse una messa a punto ancora acerba o una run dedicata a raccogliere dati specifici, ha segnato un tempo oltre i nove secondi dal leader.

La pista come banco di prova per una rivoluzione imminente

Quello che si vive a Barcellona in queste giornate, che si protrarranno fino al 30 gennaio, è molto più di un semplice collaudo. È il primo, vero banco di prova per quella che viene definita, non a caso, la "rivoluzione" del 2026, un anno che porterà con sé modifiche regolamentari profonde, destinate a ridisegnare le gerarchie e le filosofie progettuali. Ogni giro compiuto, ogni dato telemetrico raccolto sotto il cielo catalano, serve a limare quelle incognite tecniche che solo l'asfalto può rivelare. Mentre i motori continuano a risuonare, i team scrutano i monitor, analizzando non solo i secondi e i millesimi, ma la risposta di ogni nuova soluzione aerodinamica, di ogni componente della power unit, di ogni materiale. È un lavoro meticoloso e fondante, il cui esito inizierà a delinearsi solo tra mesi, ma il cui processo, rumoroso ed elettrizzante, è cominciato proprio ora.

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