Il caso della “famiglia nel bosco” approda in tv mentre la controperizia smonta la consulenza tecnica
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Catherine Louise Birmingham, 45 anni, approda domani pomeriggio nel salotto di “Domenica In” per presentare la sua versione dei fatti, proprio mentre il fascicolo giudiziario che la riguarda si arricchisce di un documento destinato a far discutere.
La donna, che le cronaca hanno ribattezzato la “mamma del bosco”, siederà di fronte a Mara Venier per l’ultima puntata della stagione: un’occasione, questa, per raccontare la sua verità in concomitanza con l’uscita del libro “La mia verità” (edito da Solferino). rds +3
Una scelta strategica, la sua, che porta la battaglia mediatica e legale nel cuore della domenica pomeriggio di Rai 1, approfittando di una vetrina nazionale per ribaltare l’immagine di “ribelle” che le è stata cucita addosso. comingsoon +3
La svolta nelle carte: la controperizia che accusa “gravi errori”
A rendere l’appuntamento televisivo più di un semplice faccia a faccia è il deposito, avvenuto ormai da qualche settimana, di una controperizia che scardina le basi del provvedimento di allontanamento dei tre figli minori. vanityfair +3
I consulenti di parte, lo psichiatra Tonino Cantelmi e la psicologa Martina Aiello, hanno messo nero su bianco oltre 300 pagine di osservazioni critiche indirizzate al Tribunale per i Minorenni dell’Aquila, e il loro verdetto tecnico è impietoso: la Consulenza Tecnica d’Ufficio (Ctu) della dottoressa Simona Ceccoli sarebbe “gravemente carente” sotto il profilo metodologico e scientifico. dilei +3
Un’accusa pesante, quest’ultima, che non si limita a chiedere una revisione, ma contesta apertamente l’impianto logico su cui il giudice ha costruito la separazione della famiglia di Palmoli, nel Chietino. dilei +3
L’accusa di pregiudizio: quando lo stile di vita diventa colpa
Tra le quindici criticità sollevate dai periti, una in particolare getta luce sulle radici del conflitto: quella relativa al cosiddetto “bias socioculturale”. Secondo Cantelmi e Aiello, la perizia originale avrebbe trasformato le legittime scelte educative dei genitori – si parla di unschooling, vita immersa nella natura e lontananza dalla “postmodernità tecnoliquida” – in indizi di inadeguatezza genitoriale. rds +3
Un passaggio, questo, che sposta l’ago della bilancia dalla valutazione clinica a quella ideologica, laddove invece – come sottolineano i difensori della coppia – andrebbe mantenuto un rigido distinguo. La tesi della difesa, insomma, è chiara: i bambini non sarebbero stati allontanati perché a rischio, ma perché il loro contesto familiare appariva troppo distante dai modelli sociali considerati “normali” dalla consulente. rds +3
L’assenza di ascolto diretto e il nodo del trauma
C’è poi un vuoto procedurale, che i tecnici della famiglia definiscono insanabile. I bambini, secondo la controperizia, “non sono stati ascoltati né osservati” in modo diretto attraverso colloqui clinici strutturati; mancherebbe all’appello, cioè, quella che i manuali indicano come osservazione diretta delle interazioni familiari. vanityfair +3
Una mancanza, questa, che appare paradossale se si considera che la normativa italiana (articolo 336-bis del codice civile) e la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia sanciscono il diritto del minore a essere ascoltato nei procedimenti che lo riguardano.
Al contrario, gli esperti della difesa sostengono che la separazione forzata abbia invece generato o aggravato un trauma psicologico significativo nei piccoli, un effetto collaterale che la Ctu avrebbe “sottovalutato”. vanityfair +3




