Intelligenza artificiale, Meloni: «Cogliere l'opportunità per riaffermare il genio italiano»

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Redazione Economia Redazione Economia   -   «Oggi con l'intelligenza artificiale abbiamo una nuova straordinaria opportunità e non dobbiamo aver paura di coglierla e sfruttarla al massimo per portare in questa trasformazione la nostra identità e dimostrare ancora una volta di che cosa l'Italia è capace». È il passaggio centrale del videomessaggio che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha inviato al convegno «AI.Dea – Forum di Varignana», dedicato al tema «Conoscenza, dati e AI per l'impresa italiana» e promosso da Nomisma e Confindustria.

Una sfida epocale per il tessuto produttivo

Nel suo intervento la premier ha definito l'intelligenza artificiale una sfida epocale, ormai entrata «prepotentemente» nelle vite quotidiane e destinata a rivoluzionare i processi produttivi e industriali. L'adozione di questa tecnologia, ha osservato, sta progressivamente crescendo nel tessuto economico italiano, ma resta un potenziale enorme da liberare: «Ci sono i margini per poter fare di più».

Il ragionamento si sposta poi sul terreno della manifattura: è nell'incontro tra algoritmi e sapere artigiano, tra innovazione e qualità del Made in Italy, che si possono generare opportunità straordinarie, a condizione di coltivare le capacità e i talenti presenti nei territori e di tradurli in ricerca, investimenti e impresa.

Una via italiana che parte dalle piccole imprese

Il modello delineato da Meloni punta a costruire una «via italiana all'intelligenza artificiale», un'IA che nasca dalla manifattura e lavori con le persone, non al loro posto, capace di rendere le imprese più competitive e il lavoro più qualificato senza perdere di vista l'uomo, la sua dignità e la sua professionalità.

Perché questo accada, ha aggiunto la premier, servono strumenti accessibili, competenze diffuse e un legame sempre più forte tra università e produzione, affinché anche una piccola azienda possa usare queste tecnologie per valorizzare ciò che la rende unica, lavorare meglio e migliorare la produttività. Il valore di un'idea, ha sottolineato, non dipende dalle dimensioni dell'azienda nella quale nasce, perciò l'ambizione deve partire dal basso e coinvolgere prima di tutto le piccole e medie imprese.

Il ruolo della politica e il richiamo alla mano invisibile

Nel videomessaggio non manca un passaggio dedicato al compito delle istituzioni. Citando Papa Leone, Meloni ha ricordato che nell'epoca dell'intelligenza artificiale e della robotica non ci si può affidare solo alla mano invisibile del mercato: la politica, ha detto, «ha il compito di salvaguardare l'uomo, difendere il bene comune, garantire che i benefici dell'innovazione siano condivisi».

È qui che si innesta la fiducia nella capacità italiana di adattare gli strumenti a disposizione con utilizzi che nessun altro aveva ipotizzato, una caratteristica che secondo la premier appartiene alla storia del Paese e che oggi può essere rimessa al servizio della trasformazione tecnologica.

Il quadro delle imprese italiane tra adozione e ritardi

Il forum di Varignana è stato anche l'occasione per fare il punto sull'adozione dell'IA nel sistema produttivo. Una ricerca Nomisma-UniCredit condotta su oltre 200 piccole e medie imprese manifatturiere ha rilevato che il 45% si ferma a un uso informale affidato ai singoli dipendenti, il 21% non utilizza affatto la tecnologia e appena il 4% la impiega per trasformare il proprio modello di business.

A frenare le aziende sono soprattutto la mancanza di competenze interne, indicata dal 50% degli intervistati, e la frammentazione dei sistemi digitali, con il 43% delle Pmi che utilizza software non dialoganti tra loro. Il direttore generale di Nomisma, Andrea Bontempi, ha letto questi numeri come il segno di una manifattura che non ha paura dell'intelligenza artificiale ma che non ne ha ancora fatto una scelta strategica, e ha indicato nella formazione uno dei passaggi decisivi per passare dalla sperimentazione all'integrazione.

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