Cremonese, valutazioni in corso su Nicola dopo il ko di Lecce: spuntano Gotti e Giampaolo

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Il viaggio in Puglia, anziché portare a casa un punto prezioso per alimentare il flebile lumicino della speranza, si è trasformato nell’ennesima, deflagrante conferma di un malessere ormai palese e, verrebbe da dire, strutturale. La sconfitta per due a uno rimediata al “Via del Mare” contro il Lecce, diretta concorrente per la salvezza, non è soltanto l’ottavo ko in quindici giornate – considerando che l’ultimo, lontano sorriso risale al sette dicembre, proprio contro i salentini – ma rappresenta lo specchio fedele di una squadra che sembra aver smarrito ogni certezza, tecnica e, soprattutto, mentale. E così, puntuali come l’autunno dopo l’estate, sono ripartite le valutazioni, quelle pesanti, quelle che mettono in discussione la panchina di Davide Nicola, un tecnico che per carattere e storia recente sembrava l’uomo ideale per navigare le acque agitate della lotta per non retrocedere.

La società, come riferito da fonti vicine all’ambiente grigiorosso, avrebbe avviato una riflessione approfondita sull’operato dell’allenatore ex Torino e Genoa; una ponderazione che appare doverosa, a maggior ragione dopo una prestazione, quella del primo tempo salentino, che ha visto la squadra capitolare con due reti evitabili, frutto di disattenzioni difensive e di un approccio mentale a dir poco deficitario. Se è vero che nella ripresa c’è stata la reazione, firmata da un Bonazzoli ritrovato dopo tre mesi di digiuno, è altrettanto vero che la classifica parla chiaro: il terzultimo posto, con ventiquattro punti all’attivo e la sensazione sempre più nitida di un tracollo imminente, non lascia molto spazio a romanticherie o a discorsi sull’orgoglio.

Dai contatti con Giampaolo all’ipotesi Gotti, i nomi sul taccuino del direttore

Mentre la squadra, leggiadra e svuotata, cercherà di metabolizzare la sconfitta, la dirigenza si starebbe già guardando intorno, sondando il terreno per un eventuale, e ormai probabile, cambio della guardia. Non si tratterebbe, a quanto pare, di semplici suggestioni o di nomi gettati lì per alimentare il calderone del mercato, ma di profili ben precisi e con una solida esperienza in massima serie. Il primo, come spesso accade in queste situazioni, sarebbe quello di Marco Giampaolo, tecnico dal pedigree indiscusso per quanto riguarda la costruzione del gioco, sebbene il suo score nelle ultime esperienze non sia esaltante; un ritorno, il suo, che avrebbe il sapore della scommessa, vista la sua precedente, breve parentesi sulla panchina della Cremonese in Lega Pro.

Parallelamente, e con insistenza crescente, si farebbe strada il nome di Luca Gotti, allenatore che di queste battaglie sporche e complicate ne ha vissute tante, l’ultima delle quali sulla panchina del Lecce, tra l’altro. La sua conoscenza dell’ambiente e la sua capacità di organizzare squadre compatte e difficili da affrontare potrebbero rappresentare un’opzione più pragmatica e forse più adatta al momento, in cui serve più sostanza che estetica. La sensazione, palpabile, è che la società stia semplicemente preparando il terreno, valutando i pro e i contro di un esonero che fino a poche settimane fa sembrava impensabile, ma che oggi, dopo l’ennesima occasione sprecata, appare come una strada quasi obbligata per provare a scuotere un ambiente sempre più rassegnato.

L’amarezza del dopo-partita e la contestazione arbitrale, che lascia il tempo che trova

A gettare ulteriore benzina sul fuoco di una situazione già incandescente ci ha pensato, come spesso accade, un episodio arbitrale nel finale, che ha scatenato le ire del direttore sportivo Simone Giacchetta. Il dirigente, ai microfoni di DAZN, ha parlato senza mezzi termini di un “danno” e di una “mancanza di rispetto” subiti dalla sua squadra, riferendosi a un presunto calcio di rigore non concesso per un contatto tra Jean e Sanabria nel recupero. Al di là della fondatezza o meno della protesta – e il presidente del Lecce, Sticchi Damiani, ha parlato di pretesti per inquinare un successo meritato –, questo nervosismo post-partita non fa altro che evidenziare lo stato di frustrazione e di tensione che avvolge il club.

In realtà, a ben guardare, la contestazione arbItrale rischia di diventare una cortina fumogena pericolosa, un alibi per non guardare in faccia la realtà: una squadra che non vince da tre mesi, che incassa gol su palla inattiva con troppa facilità e che, nel momento clou della stagione, sembra aver perso quella cattiveria agonistica che ne aveva fatto una delle sorprese dell’inizio di campionato. Ora, con la Fiorentina all’orizzonte e il tempo che stringe inesorabilmente, la decisione sul futuro di Nicola non può più essere rimandata; la società deve scegliere se continuare con lui, nella speranza di un improbabile sussulto d’orgoglio, o affidarsi a un nuovo condottiero per gli ultimi, disperati assalti.

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