Un milione di satelliti in orbita, il piano di Musk che rischia di oscurare le stelle
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Basterà alzare gli occhi al cielo, in un futuro forse non troppo lontano, per assistere a uno spettacolo che nulla ha a che vedere con la quiete contemplativa del firmamento. Quello che un tempo era un manto punteggiato di stelle fisse potrebbe trasformarsi in un brulichio incessante di puntini luminosi in movimento: sono le costellazioni di satelliti, sempre più fitte, che orbitano attorno alla Terra. L’ultimo, ambiziosissimo progetto in questo senso porta la firma di SpaceX, l’azienda aerospaziale di Elon Musk, che ha depositato una richiesta formale presso la Federal Communications Commission (Fcc) degli Stati Uniti per ottenere l’autorizzazione al lancio di un sistema denominato “SpaceX Orbital Data Center System”. La cifra in ballo è impressionante: si parla di fino a un milione di nuovi satelliti, una flotta destinata a popolare l’orbita bassa con l’obiettivo dichiarato di creare dei veri e propri centri di calcolo spaziali per l’intelligenza artificiale.
Una infrastruttura spaziale per aggirare i limiti energetici terrestri
La logica industriale alla base della proposta, che ha iniziato a circolare già alla fine di gennaio, è quella di superare i colli di bottiglia che oggi frenano l’espansione dell’intelligenza artificiale sul nostro pianeta. I data center a terra, si legge nei documenti presentati alla Fcc, consumano quantità di energia elettrica insostenibili e richiedono sistemi di raffreddamento sempre più complessi e dispendiosi in termini idrici. La soluzione, secondo SpaceX, sarebbe quella di spostare il peso computazionale in orbita, dove i pannelli solari possono catturare l’energia in modo “quasi continuo” – aggirando così i limiti delle reti elettriche terrestri – e dove il freddo dello spazio offre un raffreddamento naturale e gratuito. I satelliti, che opereranno a un’altitudine compresa tra i 500 e i 2.000 chilometri, saranno disposti in “gusci” orbitali di circa 50 chilometri di spessore e collegati tra loro tramite laser, formando una sorta di maglia ottica integrata con la già esistente costellazione Starlink per il trasporto dei dati.
La posta in gioco, per l’azienda, è strategica. Non a caso, questa iniziativa si accompagna a mosse societarie di ampio respiro: SpaceX ha recentemente inrato xAI, la società di intelligenza artificiale fondata dallo stesso Musk, in un’operazione che mira a integrare verticalmente le competenze sui modelli di AI con l’infrastruttura di lancio e la rete satellitare. L’obiettivo, in prospettiva, sarebbe quello di offrire servizi di “space cloud”, ovvero potenza di calcolo erogata direttamente dallo spazio, un mercato in cui la società si preparerebbe ad affrontare concorrenti come Blue Origin. La stessa Fcc, guidata ora da Brendan Carr, si trova così a dover valutare un progetto che, per dimensioni, supera di gran lunga le già imponenti costellazioni di telecomunicazioni esistenti.
L’allarme dell’Accademia dei Lincei: “Rischio per la ricerca e l’ambiente”
Di fronte a una mole così imponente – basti pensare che attualmente i satelliti in orbita attorno alla Terra sono circa 15.000 – il mondo scientifico ha alzato la voce con toni di “profonda preoccupazione”. A farlo in modo formale è stata l’Accademia Nazionale dei Lincei, che ha inviato un commento ufficiale alla Fcc per esprimere le sue perplessità sul progetto. Il documento, citato da diverse agenzie, sottolinea come lo spazio vicino alla Terra debba essere considerato a tutti gli effetti un “bene comune dell’umanità”, un patrimonio che rischia di essere compromesso da un’iniziativa privata dalle dimensioni senza precedenti.
Il primo ordine di criticità sollevato dai Lincei riguarda l’impatto visivo e scientifico. Con un milione di satelliti in orbita, il numero di oggetti riflettenti la luce solare supererebbe di gran lunga quello delle stelle visibili a occhio nudo, alterando per sempre l’aspetto del cielo notturno. Ma al di là dell’aspetto estetico, la questione è sostanziale per la ricerca astronomica: Francesca Matteucci, fisica stellare e accademica dei Lincei, ha spiegato come le interferenze ottiche e le emissioni radio di una tale flotta finirebbero per “accecare” i telescopi, rendendo difficoltose se non impossibili le osservazioni in diverse bande dello spettro, dall’infrarosso alle microonde. Un danno, questo, che si aggiungerebbe ai problemi già causati dagli attuali 11.200 satelliti Starlink e che l’Unione Astronomica Internazionale aveva già denunciato in passato.
I pericoli nascosti: dall’atmosfera ai detriti spaziali
Oltre all’inquinamento luminoso e alle interferenze, l’Accademia dei Lincei ha puntato il dito su un altro fronte, forse ancora più insidioso: quello ambientale. Il lancio di una tale mole di satelliti – fino a un milione di tonnellate di materiale all’anno, secondo alcune stime – comporterebbe un massiccio rilascio di residui di combustione (cherosene, metano) direttamente nella stratosfera, con conseguenze climatiche ancora tutte da studiare. A ciò si aggiunge il rischio, già concreto con le costellazioni attuali, di una reazione a catena di collisioni. Saturare l’orbita bassa con un numero così elevato di oggetti aumenterebbe in modo esponenziale la probabilità di incidenti, generando una nuvola di detriti spaziali che potrebbe rendere inutilizzabili intere fasce orbitali e mettere a rischio anche le missioni future.
Di fronte a queste criticità, la posizione dei Lincei è netta ma non pregiudiziale. Nella loro comunicazione alla Fcc, gli scienziati chiedono che qualsiasi decisione sul progetto venga sospesa fino a quando non sia stata condotta un’analisi completa e indipendente, affidata a una commissione internazionale che includa esperti del settore, rappresentanti dell’industria e comitati scientifici come l’Astronomy and Astrophysics Advisory Committee. L’auspicio, ribadito con forza, è che si possa instaurare un dialogo costruttivo con SpaceX – un dialogo che nei documenti presentati dall’azienda viene citato ma senza specifiche concrete – affinché l’innovazione tecnologica non proceda a scapito della tutela dell’ambiente spaziale e della ricerca scientifica globale.




