Letojanni devastata dalla mareggiata, è il mare più forte dal 1985

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una sequenza di onde anomale, la cui furia non si registrava da oltre quattro decenni, ha sconvolto ieri la costa jonica della provincia di Messina, riducendo in uno stato di caos l’abitato di Letojanni. L’evento, che molti residenti anziani paragonano per intensità soltanto a quello del 1985, ha completamente stravolto il lungomare, sommergendo di acqua, detriti e fango le strade retrostanti, le attività commerciali e numerosi piani terra delle abitazioni, in un’inondazione che ha costretto decine di famiglie a cercare rifugio nelle parti alte delle case o presso conoscenti. Le immagini, che circolano nei vari canali di comunicazione, mostrano una scena apocalittica: la forza dell’acqua ha divelto arredi urbani, trascinato auto in sosta, sfondato vetrine e invaso ogni spazio, lasciando sul suo passato una coltre di sabbia, ciottoli e legname frantumato, mentre il mare, sebbene placatosi, continua a lambire zone che fino a poche ore prima erano dominio esclusivo della viabilità e della vita quotidiana.

L’emergenza si allarga e scatta la richiesta dell’esercito

La gravità della situazione, che non ha risparmiato molti altri comuni sia della fascia jonica che di quella tirrenica del Messinese, ha spinto le autorità a un passo estremo. Nel corso di un vertice d’emergenza tenutosi al municipio di Santa Teresa di Riva, uno dei centri più colpiti dall’ondata di maltempo associata al ciclone Harry, la prefetto di Messina ha formalmente richiesto l’intervento dell’Esercito. La decisione, motivata dalla necessità di gestire una viabilità divenuta insidiosa o del tutto impraticabile e di accelerare le operazioni per una prima, sia pur parziale, ripresa delle normali attività, sottolinea la portata regionale del disastro. I danni, infatti, non si limitano alla sola costa ma coinvolgono in maniera drammatica le reti idriche ed elettriche, con interi paesi rimasti privi di servizi fondamentali.

Un sindaco descrive la scena: “Sembra un bollettino di guerra”

“Sembra un bollettino di guerra”, ha affermato il primo cittadino di Santa Teresa di Riva, descrivendo una realtà fatta di strade trasformate in fiumi, negozi allagati e abitazioni invase. La sua testimonianza, sebbene cruda, fotografa efficacemente lo stato di shock in cui versano le popolazioni colpite, le quali si trovano a dover fronteggiare, oltre alla devastazione materiale, una profonda incertezza sui tempi di ritorno alla normalità. Alcuni di loro, quelli le cui case si affacciano direttamente sul mare, hanno perso tutto ciò che era custodito nei locali al piano strada, travolto da una marea che ha superato ogni argine naturale e artificiale. La paura, del resto, è un sentimento comprensibile quando si assiste all’annientamento dei luoghi che compongono il tessuto della propria esistenza quotidiana.

La lenta opera di bonifica e una prima riapertura

Mentre i soccorritori, affiancati ora dai militari, proseguono senza sosta nelle operazioni di pulizia e di messa in sicurezza, si registra un primo segnale positivo. Il sindaco di Messina ha annunciato la riapertura al traffico di un tratto cruciale della Strada Statale 114, quello che include il quadrivio di Santa Margherita, reso inagibile dalla violenta mareggiata. L’arteria, fondamentale per i collegamenti lungo la costa, è stata liberata dai cumuli di detriti, sabbia e materiale vario che l’avevano bloccata, rendendo visibile l’entità dello sforzo compiuto dagli operatori in queste ore. Si tratta, però, soltanto di un primo passo in un percorso di ricostruzione che, data l’entità dei danni alle infrastrutture pubbliche e private, si prospetta lungo e complesso, mentre il maltempo, per il momento, sembra aver allentato la sua morsa.

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