Case green, cosa cambia davvero per chi ha una casa in classe G
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
La Commissione europea ha concesso all'Italia due mesi per rispondere al parere motivato e presentare la bozza del Piano nazionale di ristrutturazione degli edifici, prevista dalla Direttiva Case Green (Direttiva UE 2024/1275) e attesa entro il 31 dicembre 2025. Il richiamo rientra nella procedura di infrazione avviata a marzo. Se il nostro Paese non dovesse provvedere, Bruxelles potrebbe decidere di portare la questione davanti alla Corte di giustizia Ue.
Cosa prevede la direttiva per i proprietari
La versione finale del testo non impone al singolo proprietario di portare l'abitazione in una determinata classe energetica entro una data precisa, come si era ipotizzato leggendo la proposta iniziale del 2021. L'approccio scelto è di tipo nazionale: ogni Stato membro si impegna a ridurre il consumo medio del proprio parco edilizio residenziale, intervenendo soprattutto sugli immobili con le prestazioni peggiori. Per l'Italia la riduzione attesa è del 16 per cento entro il 2030 e del 20-22 per cento entro il 2035.
Non esistono quindi obblighi di ristrutturazione immediata a carico dei privati, né divieti di vendita o locazione per gli immobili in classe F o G. La direttiva non introduce sanzioni per il singolo proprietario che non effettua interventi. Ciò che cambia, piuttosto, è il contesto in cui la casa esiste: il mercato già oggi premia gli immobili efficienti, e con l'entrata in vigore del sistema ETS2 nel 2027 il costo dei combustibili fossili per il riscaldamento tenderà a riflettersi nelle bollette.
La nuova classificazione energetica
La direttiva introduce una scala A-G uniforme a livello europeo: la classe A corrisponde agli edifici a emissioni zero, mentre la G identifica gli edifici con le prestazioni peggiori del parco immobiliare nazionale al momento dell'introduzione della scala. Gli Stati membri hanno tempo fino al 29 maggio 2026 per adeguare i loro schemi di classificazione nazionali. Una stessa casa, con la stessa prestazione energetica, potrebbe essere collocata in modo diverso se certificata dopo quella data.
L'Attestato di Prestazione Energetica cambia formato e contenuti: oltre al consumo annuo di energia primaria e finale in kWh/(m² anno), indicherà le emissioni di gas serra, il potenziale di riscaldamento globale nel ciclo di vita dell'edificio e la predisposizione alla domotica. Resta obbligatorio in caso di compravendita, locazione e annunci immobiliari.
Caldaie e impianti: cosa cambia davvero
Dal 1° gennaio 2025 gli Stati membri non possono più offrire incentivi pubblici per l'installazione di caldaie autonome alimentate a combustibili fossili. L'obiettivo indicato dalla direttiva è la progressiva eliminazione delle caldaie a gas entro il 2040, ma non si tratta di un divieto automatico: ogni Paese deve pianificare le proprie scadenze nel piano nazionale.
Sul fronte degli incentivi, l'Ecobonus riconosce una detrazione del 50 per cento per la prima casa e del 36 per cento per la seconda su interventi come isolamento termico, sostituzione serramenti e installazione di pompe di calore, con un tetto di spesa di 96.000 euro per unità immobiliare. Il Conto Termico 3.0 prevede contributi a fondo perduto fino al 65 per cento per le pompe di calore, erogati direttamente dal GSE.
Quanto costano gli interventi
Secondo un'analisi del Joint Research Centre della Commissione europea, il contributo pubblico coprirà in media solo il 20-30 per cento delle spese necessarie per raggiungere gli obiettivi, mentre circa due terzi degli investimenti resteranno a carico dei privati. Per l'Italia si stima un fabbisogno di circa 85 miliardi di euro entro il 2030 per la riqualificazione energetica.
I costi variano in base al tipo di intervento e alle dimensioni dell'immobile. Per un appartamento di circa 100 metri quadrati, un cappotto termico costa tra 80 e 130 euro al metro quadro di parete, la sostituzione di cinque o sei serramenti tra 6.000 e 15.000 euro, una pompa di calore aria-acqua tra 11.300 e 19.300 euro, un impianto fotovoltaico da 6 kWp con batteria tra 10.000 e 14.799 euro. Un pacchetto completo che porti l'abitazione dalla classe G alla B o A può richiedere tra 35.000 e 60.000 euro.
Edifici storici ed esenzioni
La direttiva non impone obblighi indiscriminati per gli edifici storici o di valore architettonico. Gli Stati membri possono esentare dagli obblighi di efficienza energetica gli immobili protetti, quelli situati in aree di particolare valore culturale e quelli per cui l'adeguamento sarebbe tecnicamente o economicamente impossibile. Per gli edifici vincolati sono comunque possibili interventi compatibili, come sistemi di isolamento rispettosi della struttura e impianti efficienti che non alterino l'estetica dell'immobile.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
