Caccia alla talpa, chi ha fatto trapelare le telefonate di Witkoff con il Cremlino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La rivelazione di Bloomberg sulle conversazioni operative tra Steve Witkoff, emissario di Donald Trump, e alti funzionari russi come Jurij Ushakov, non fa che confermare l'esistenza di un canale diretto, e per molti versi sorprendentemente stretto, tra la sfera del presidente americano e il Cremlino, un dialogo riservato che ha gettato le basi per quel piano di pace in Ucraina articolato in ventotto punti. La sostanza di quelle trattative, che si è sviluppata a partire da una telefonata del 14 ottobre e che ha visto poi il coinvolgimento di Kirill Dmitriev per il passaggio di un documento-testo di origine russa, costituisce soltanto una delle due facce della medaglia; l'altra, ben più intrigante e carica di conseguenze per gli equilibri interni a Washington, riguarda la fonte della fuga di notizie, la talpa che ha deciso di rendere pubbliche quelle discussioni riservate, consegnandole alla cronaca e al dibattito internazionale.

Le ombre su una regia occulta

Chi, in definitiva, ha tradito Steve Witkoff? La domanda, che riecheggia nei corridoi della politica e dell'intelligence, non ammette risposte facili, poiché presuppone un traditore dotato di mezzi considerevoli e di un accesso privilegiato a informazioni di altissimo livello. L'identità di chi ha orchestrato la divulgazione, sia esso un individuo o un gruppo, racchiude forse la chiave per interpretare le tensioni che percorrono il cosiddetto deep state, quelle articolazioni profonde dell'apparato governativo e di sicurezza statunitense, e potrebbe gettare una luce non secondaria sulle lotte intestine che già premono all'interno del partito repubblicano, i cui equilibri futuri appaiono tutt'altro che definiti.

Il negoziato e gli scogli ancora da superare

Mentre Mosca, attraverso i suoi portavoce, ammette la serietà del processo negoziale ma frena sugli entusiasmi dichiarando che "è presto per la pace", e mentre la Turchia lancia moniti sul rischio di una pericolosa escalation invitando a una soluzione diplomatica, il percorso verso un'intesa appare lastricato di ostacoli. Nonostante l'ottimismo pubblicamente espresso da Donald Trump, fonti ucraine di alto livello hanno confermato alla Cnn l'esistenza di divergenze tuttora notevoli su almeno tre punti cruciali del piano, un divario che separa le richieste dell'amministrazione americana dalla disponibilità, peraltro limitata dalla difficile condizione bellica, delle autorità di Kiev. Sui temi, che si ritiene includano i futuri assetti della Nato, i limiti per le forze armate ucraine e la questione del Donbas, non vi sarebbe dunque ancora quella piena intesa che taluni, oltreoceano, hanno invece dato per scontata.

La partita si gioca su più tavoli

La bufera scoppiata attorno a Witkoff, accusato da alcuni di aver fin troppo accondisceso alle posizioni russe al punto da sembrare quasi un consigliere del Cremlino, si intreccia così con la caccia alla talpa e con la complessità di un negoziato che, pur avendo raggiunto un "consenso" sulla maggior parte delle proposte, non è affatto giunto al suo atto finale. La vicenda, nel suo insieme, delinea un quadro di grande fluidità, dove le mosse nell'ombra e le rivelazioni pilotate diventano armi in una battaglia che travalica i confini dell'Ucraina e si insinua nel cuore stesso del potere americano.

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