Napoli, il terzo miracolo di San Gennaro in un anno: il sangue si liquefa nella cappella gremita
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Redazione Interno
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Alle 9:13 di questa mattina, l’abate della Cappella del Tesoro di San Gennaro, monsignor Vincenzo De Gregorio, ha annunciato alla folla in attesa che il miracolo si stava compiendo. Poco dopo, alle 10:05, il gesto rituale e tanto atteso dello sventolio di un fazzoletto bianco ha ufficializzato ciò che i devoti speravano: il sangue del santo martire, conservato in un’ampolla, si è completamente liquefatto, generando un applauso di sollievo e di esultanza tra i fedeli e i turisti accorsi. L’evento, che si colloca in una tradizione secolare la cui prima testimonianza risale al IV secolo, rappresenta il terzo episodio del genere nel corso dell’anno, dopo quelli registrati a maggio e in settembre, in occasione della festa del patrono.
Una liturgia carica di attesa e significato
Come da consolidato protocollo, la cerimonia ha preso avvio con le litanie intonate dalle cosiddette “parenti di San Gennaro”, un gruppo di devote la cui invocazione precede l’estrazione della teca dalla cassaforte. Lo stesso monsignor De Gregorio ha riferito che, al momento di tale operazione, il contenuto appariva già in uno stato di “semiliquefazione”, un dettaglio che non fa che accrescere l’aura di mistero intorno al fenomeno. La solennità del rito, che celebra nello specifico il Patrocinio in memoria della presunta intercessione del santo durante l’eruzione vesuviana del 1631, richiama ogni volta una moltitudine di persone, molte delle quali giungono da ogni parte del mondo per assistere a quello che è ormai divenuto un potente simbolo identitario della città.
Tra devozione popolare e presenza istituzionale
La dimensione pubblico-istituzionale dell’evento non è mai secondaria, a dimostrazione del profondo intreccio che a Napoli lega il sacro al civile. In rappresentanza del sindaco Gaetano Manfredi, era presente infatti l’assessora comunale al Turismo e alle Attività produttive, Teresa Armato, la quale ha sottolineato come la partecipazione di cittadini e visitatori globali non sia confinata al solo giorno del patrono ma si estenda anche a queste altre date significative del calendario. La sua presenza sottolinea il peso che il “prodigio”, al di là di ogni discussione tra fede e folclore, riveste per la collettività, divenendo un momento di coesione e al contempo un fattore di attrazione culturale e spirituale di rilievo.
Il mistero di un fenomeno che non sempre avviene
Proprio la regolarità con cui il miracolo si è ripetuto nell’ultimo anno – tre volte in pochi mesi – pone inevitabilmente interrogativi sulla natura del fenomeno, la cui occorrenza non è, storicamente, così scontata. Ci sono stati infatti periodi in cui la liquefazione non si è verificata o è apparsa solo parziale, generando nella popolazione sentimenti di apprensione e timore, spesso interpretati come presagi nefasti. La scienza, nel corso dei secoli, ha avanzato diverse ipotesi, spesso legate alle proprietà tixotropiche di alcune sostanze, senza però mai giungere a una spiegazione unanimemente accettata che spieghi ogni aspetto della complessa ritualità e delle sue variabili. Questo alone di imprevedibilità, del resto, costituisce forse l’elemento centrale che alimenta da generazioni la devozione, mantenendo vivo un rito che va ben al di là della semplice curiosità.
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