Il ritorno a casa di Antonelli: "È solo l'inizio". Le tagliatelle, Sinner e il sogno Mondiale

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Atterrato a Bologna con qualche ora di ritardo rispetto ai bagarini che già vendevano magliette celebrative con il suo nome, Andrea Kimi Antonelli ha varcato le porte del Marconi con l'aria di chi non ha ancora realizzato del tutto di aver scritto una pagina di storia dell'automobilismo, complice forse la stanchezza del viaggio o la consapevolezza che la vita, da oggi, gli cambierà radicalmente. Il diciannovenne bolognese, primo italiano a vincere un Gran Premio di Formula 1 dai tempi di Giancarlo Fisichella nel lontano 2006, ha incontrato i cronisti con un sorriso che tradiva ancora l'emozione delle lacrime versate sul podio di Shanghai, quelle stesse lacrime che hanno fatto il giro del mondo e che hanno restituito all'Italia un orgoglio sportivo che mancava da una generazione. "Il giorno più bello della mia vita, per ora", ha dichiarato il pilota Mercedes, quasi a voler sottolineare con quel "per ora" una fame di vittorie che il successo in Cina non ha certo placato, anzi, ha semmai alimentato ulteriormente, nella consapevolezza che il percorso è ancora lunghissimo e che questo primo gradino più alto del podio rappresenta, nelle sue parole testuali, "solo l'inizio" di una carriera che si preannuncia scintillante.

L'abbraccio della città felsinea e il profumo della gramigna

Ad attendere il neocampione all'aeroporto, insieme a una folla di tifosi e curiosi accorsi per rendere omaggio al giovane eroe locale, c'era naturalmente mamma Veronica Pomaro, che ai microfoni ha raccontato con quella semplicità tutta emiliana che contraddistingue le madri dei campioni veri il retroscena culinario del ritorno a casa: lei aveva preparato la gramigna al ragù, non le tagliatelle come qualcuno aveva ipotizzato, e poco importa se il figlio avesse chiesto espressamente la sfoglia all'uovo, perché l'importante, in fondo, era ritrovarsi tutti insieme attorno a una tavola imbandita per festeggiare un successo costruito con sacrifici lontano da casa. "È una grande soddisfazione, merito a lui e alla Mercedes, è stato un grande lavoro di squadra", ha spiegato Veronica, visibilmente commossa, ammettendo di essere rimasta tranquilla per tutta la durata della gara salvo poi lasciarsi andare a un pianto liberatorio quando ha visto il figlio sciogliersi in lacrime davanti alle telecamere, in quel momento di fragilità che ha reso ancora più umano e autentico il trionfo del diciannovenne. Il riferimento al lavoro corale della scuderia di Brackley non è certo casuale, perché Antonelli, nonostante la giovanissima età, ha dimostrato una maturità sorprendente nel gestire la pressione e nel distribuire meriti a chi gli ha permesso di sedersi su una monoposto così competitiva, ereditando peraltro il sedile lasciato libero da Lewis Hamilton, e con quel passaggio di consegne ideale che ha commosso gli appassionati quando sono riemerse le foto di un Kimi bambino accanto al sette volte campione del mondo.

La dedica a distanza di Jannik Sinner e la stima reciproca

Nel corso della breve conferenza stampa improvvisata in aeroporto, Antonelli si è soffermato con particolare piacere sul gesto di stima ricevuto da un altro mostro sacro dello sport italiano contemporaneo, quel Jannik Sinner che poche ore dopo il trionfo di Shanghai ha conquistato il torneo di Indian Wells dedicandogli la vittoria con un eloquente "Bravo Kimi" scritto sulla lente della telecamera, un’eccezione rarissima nel protocollo rigido del tennista altoatesino, notoriamente parco di effusioni pubbliche e gesti plateali. "Sono stato sorpreso dalla dedica di Jannik Sinner, l'ho apprezzato molto, è stato molto carino, l'ho ringraziato", ha ammesso il pilota della Mercedes, spiegando come il loro sia un rapporto nato da poco ma basato su una stima reciproca e su un'affinità elettiva che va oltre le rispettive discipline: Kimi seguiva Jannik e le sue imprese da semplice appassionato di tennis, mentre il numero uno al mondo osservava con attenzione la crescita del diciannovenne bolognese con quella partecipazione emotiva di chi, provenendo da una provincia altrettanto vocata allo sport, conosce bene i sacrifici necessari per emergere a certi livelli. Il bello di questa storia, se vogliamo, è che entrambi rappresentano l'Italia nel mondo con una naturalezza e una sobrietà che li rende iconici proprio perché non cercano la ribalta a tutti i costi, ma si limitano a lavorare sodo e a raccogliere i frutti di un talento che, come ha giustamente sottolineato il ministro per lo Sport e i Giovani Andrea Abodi intervenendo sulla doppietta azzurra, non va mai dato per scontato perché è frutto dell'impegno quotidiano e delle caratteristiche morali oltre che tecniche di due atleti fuori dal comune.

Il valore di un successo costruito nel tempo

"Un grande campione non è soltanto una macchina che si muove efficientemente, efficacemente, è una persona che si completa, ogni giorno si migliora": con queste parole il ministro Abodi ha voluto sottolineare la profondità di un momento storico per lo sport italiano, che in poche ore ha visto due giovani under venticinque primeggiare nelle rispettive discipline a livello planetario, regalando al Paese una domenica di gloria che difficilmente verrà dimenticata dagli appassionati. La vittoria di Antonelli in Cina, peraltro, non è stata frutto del caso o di circostanze favorevoli legate ai problemi meccanici che hanno messo fuori gioco entrambe le McLaren alla partenza, ma è arrivata al termine di una gara condotta con intelligenza tattica e freddezza da veterano, nonostante quel brivido finale con il bloccaggio delle gomme a tre giri dal termine che ha fatto temere il peggio e ha regalato qualche battito cardiaco in più ai meccanici Mercedes e ai tifosi incollati alla televisione. Il ragazzo di Bologna ha dimostrato di avere la testa per gestire la pressione e le gambe – per così dire – per reggere i cento e passa chili di forza laterale che un moderno bolide di Formula 1 sprigiona nelle curve più veloci, confermando quelle doti che il responsabile del programma giovani della Stella avevano intravisto quando era ancora un ragazzino alle prese con i kart. Ora l'obiettivo, come lui stesso ha dichiarato, è quello di continuare su questa strada, consapevole che il Mondiale rappresenta un sogno a lungo termine ma anche che ogni domenica, d'ora in poi, ci si aspetterà da lui una conferma, e in questo sport, si sa, le conferme sono spesso più difficili delle prime volte.

Description: Il racconto del ritorno a casa di Kimi Antonelli dopo la vittoria in Cina: le parole del pilota Mercedes, l'emozione della madre Veronica, la dedica di Sinner e il commento del ministro Abodi.

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