La "censura" di Donald Trump scuote il Corriere della Sera

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Le recenti prese di posizione di Donald Trump in materia di libertà di espressione hanno sollevato un dibattito inatteso nelle colonne del "Corriere della Sera", dove Antonio Polito ha espresso le sue perplessità. L'editorialista, infatti, ha criticato l'operato dei conservatori americani, promotori di quelle che definisce "purghe", sottolineando una certa contraddittorietà. La tesi, di per sé condivisibile, stride però con il recente passato del quotidiano milanese, il quale – come non mancano di ricordare alcuni osservatori – si era reso protagonista della redazione di liste di proscrizione contro i cosiddetti "putiniani d'Italia". Una pratica che, secondo molti, rappresenta l'altra faccia di un medesimo modello di censura, sebbene oggi si preferisca agire con una presunta "buona coscienza".

In un contesto completamente differente, quello economico-finanziario, l'analisi di Carlo Pelanda si concentra invece sulla promozione dell'affidabilità creditizia italiana da parte dell'agenzia Fitch. Questo riconoscimento, sebbene positivo, costituisce soltanto un primo passo per il paese, il cui governo – sistemati i conti – deve ora concentrarsi sul rilancio degli investimenti. L'obiettivo primario è sfruttare questa rinnovata credibilità per attrarre un maggior flusso di risparmi, sia nazionali che esteri, indirizzandoli verso il sistema produttivo. Una mossa necessaria, considerato che gli effetti propulsivi del Pnrr sono destinati a esaurirsi a breve, mentre la Germania mostra già segnali di una ripresa che potrebbe ridisegnare gli equilibri competitivi europei.

Sul fronte della cronaca cittadina milanese, il sindaco Beppe Sala si trova a fronteggiare una crisi politica interna che mette a serio rischio il progetto sul nodo Meazza. La maggioranza che lo sosteneva dopo le elezioni del 2021, infatti, appare oggi frammentata, con sette consiglieri già schierati contro la delibera per la vendita di San Siro in attesa del voto di giovedì. Senza l'appoggio dell'opposizione, la proposta è destinata al respingimento, una sconfitta alla quale lo stesso primo cittadino aveva in precedenza associato l'ipotesi delle dimissioni. Al di là dell'esito, la giunta dovrà fare i conti con un quadro politico profondamente mutato, come emerso chiaramente dal parere negativo dell'assessora Elena Grandi.

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