Israele accelera la pulizia etnica a Masafer Yatta mentre a Gaza continua il massacro

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’esercito israeliano ha dato il via libera alla distruzione dei dodici villaggi palestinesi di Masafer Yatta, in Cisgiordania, confermando una strategia di pulizia etnica che prosegue da decenni. L’organizzazione I giovani di Sumud, impegnata nella difesa dei diritti del popolo palestinese, ha denunciato che quasi tremila persone rischiano l’espulsione forzata dalle loro case, in un’area già segnata da continui sgomberi e demolizioni. Sebbene le autorità israeliane giustifichino l’operazione con motivazioni militari, le Nazioni Unite e diverse Ong hanno più volte classificato queste azioni come crimini di guerra, condannando il sistematico smantellamento delle comunità locali.

Intanto, a Gaza, la guerra genocida entra nel suo 635° giorno, con almeno 170 vittime nelle ultime 36 ore. Le forze di occupazione israeliane (IOF) hanno ripreso gli attacchi aerei e di artiglieria su larga scala dopo la fine unilaterale della tregua, colpendo indiscriminatamente scuole, tende di sfollati e abitazioni civili. Tra le ultime stragi, quella in un internet café al Baqa, dove sono morti 39 palestinesi, tra cui il fotografo Ismail Abu Hatab, che aveva documentato per mesi l’assedio israeliano. «Voglio che il mondo sappia che Gaza ha una voce», aveva scritto poche settimane prima di essere ucciso.

Donald Trump, presidente degli Stati Uniti, ha annunciato che Israele avrebbe accettato un cessate il fuoco di due mesi, esortando Hamas a fare altrettanto. Tuttavia, mentre Netanyahu promette di «estirpare Hamas dalle radici», l’esercito israeliano ha ordinato l’evacuazione del centro di Gaza, preludio a nuovi bombardamenti. Il sostegno politico e militare di Washington, insieme a quello di diversi paesi europei e arabi, continua a garantire copertura a un conflitto che ha ormai superato ogni limite del diritto internazionale

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