Le pagelle di “Belve”, l’addio di Conti a Sanremo e il “dongiovannite” di un’altra epoca
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Metti un personaggio famoso su uno sgabello, puntagli addosso una telecamera e lascia che sia Francesca Fagnani a fare il resto, magari indossando un tailleur bianco firmato Ermanno Scervino che, va detto, è forse l’unica vera regina della serata. Il format di “Belve” è semplice, quasi brutale nella sua essenzialità, e la puntata del 14 aprile – la seconda di questa decima stagione – ne è stata la dimostrazione più fedele. Niente scenografie elaborate, ospitate di cortesia o cuscini morbidi su cui atterrare: solo domande secche e la certezza che, prima o poi, qualcosa di vero verrà a galla. Carlo Conti, ospite principale della serata, si è raccontato come raramente gli era capitato, mescolando l’emozione per un ricordo intimo della madre a un’ironia tagliente riguardo il proprio passato sentimentale, riuscendo a tenere testa alla conduttrice senza mai perdere quella maschera di “mediano” che lo ha reso celebre.
L’effetto Conti, tra eredi designati e corse in stazione
Carlo Conti, lo si è capito subito, non è venuto a “Belve” per giocare in difesa. La Fagnani lo ha incalzato sul tema scottante del passaggio di testimone a Sanremo, quel gesto plateale dall’Ariston che molti hanno letto come una resa o un’enfasi eccessiva per uno come lui, solitamente così misurato. Conti ha spiegato di averlo fatto per un gesto di affetto verso Stefano De Martino, per dargli “forza”, anche se la stessa giornalista gli ha fatto notare – con quella sua ironia sottile – che forse così gli ha solo alzato un’ansia da prestazione mica da poco. E a proposito di eredi, se De Martino è “partito fortissimo”, il vero sodale, quello che il toscano sente più vicino al proprio modo di intendere la televisione, resta Nicola Savino. Ma il momento più gustoso, quello che ha riempito il web di clip virali, è stato l’excursus sulle sue abilità da latin lover. Smentendo con una battuta le esternazioni di un noto disturbatore televisivo sulla sua presunta bisessualità (“ho solo un’idea fissa in testa”), Conti ha ammesso di essere stato “malato di dongiovannite”. Il racconto, da commedia all’italiana, lo vedeva giovane e scriteriato, con due fidanzatine i cui orari dei treni si incrociavano pericolosamente: una partiva alle 16:55, l’altra arrivava alle 17:05. Una corsa da un binario all’altro, trenta secondi di margine, e la consapevolezza di essere stato “un po’ birbante”.
Look sotto esame: dalla cronometria di Conti al caos Chiofalo
Se il racconto di Conti ha commosso e divertito, c’è un altro verdetto che la domenica successiva alla messa in onda conta quasi quanto le interviste: le pagelle dei look. Il martedì sera ormai è un rituale e la seconda puntata non ha fatto eccezione. Partiamo dal padrone di casa, Carlo Conti: elegante senza infamia e senza lode, ha portato in scena un completo che gli è valso un 7, con i critici di costume che lo hanno soprannominato “cronometrista” – forse memori di quelle corse contro il tempo per non farsi scoprire. Meno bene è andata a Francesco Chiofalo, il cui stile “zarro” eccessivo ha ricevuto un sonoro 5: il personaggio, tra chirurgie estetiche dichiarate e una certa ostentazione, ha portato in studio un’energia talmente caotica da risultare, per alcuni osservatori, quasi incomprensibile, tanto da prendersi persino un 1 in alcune classifiche di gradimento per la sua performance verbale. Giulia Michelini, invece, ha scelto la via della semplicità: “acqua e sapone” per un bel 6, sincera e senza filtri anche nel raccontare i lati meno glamour della sua vita professionale e i suoi malesseri televisivi.
Le belve minori e il verdetto sulla conduttrice
Se Conti occupava la poltrona principale, il resto del parterre offriva il giusto contraltare. Giulia Michelini, attrice di talento, ha parlato senza peli sulla lingua delle proprie delusioni professionali – incluso un certo rammarico per il collega Alessandro Argentero – mostrando quella fragilità sincera che piace tanto al pubblico di questo programma. Dall’altra parte dello sgabello, Francesco Chiofalo rappresentava l’universo dei nuovi personaggi televisivi, fatto di immagini curate e talvolta di una sostanziale evanescenza. Le sue risposte, spesso sgrammaticate o inconcluse, hanno conferito alla puntata un tono quasi surreale, distante anni luce dalla prosa pacata e compassata di Conti. E poi c’è lei, Francesca Fagnani. Mentre i suoi ospetti sudavano (metaforicamente) sotto i riflettori, la conduttrice incassava il consenso unanime della critica di moda. Il suo total white, impreziosito da gioielli importanti e dettagli di seta trasparente, è stato giudicato perfetto. Un 9+ che la incorona non solo come padrona del ring verbale, ma come indiscussa “regina” anche nella guerra di stile che ogni puntata scatena sui social.




