Doppia portaerei contro l’Iran: la Ford affianca la Abraham Lincoln e alza la pressione su Teheran
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Redazione Esteri
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La presenza navale statunitense nelle acque del Medio Oriente sta per assumere i contorni di una poderosa concentrazione di forza militare, con il dispiegamento della Uss Gerald R. Ford che andrà ad affiancarsi alla già operativa Uss Abraham Lincoln. Quest’ultima, tra l’altro, era stata oggetto di un aggiornamento dei propri sistemi propedeutico a questa missione, e la sua permanenza nell’area, sebbene si parli di un possibile avvicendamento, garantisce per il momento una continuità di fuoco e di capacità di interdizione che pone gli impianti nucleari e le postazioni strategiche iraniane sotto la potenziale minaccia di un volume di offesa imponente. La Ford, che rappresenta la più grande e tecnologicamente avanzata portaerei mai costruita, porta con sé non solo la potenza dei suoi caccia ma anche un complesso sistema di guerra elettronica e di sorveglianza radar, elementi che rendono l’azione contro gli Ayatollah, qualora venisse ordinata, potenzialmente risolutiva -1-7.
Nel frattempo, e non si tratta di un elemento secondario nel mosaico delle alleanze regionali, l’Arabia Saudita ha formalizzato un ordine per l’acquisizione di quattro velivoli italiani C-27J, destinati a missioni di pattugliamento marittimo. Una scelta, questa, che modernizza le capacità di sorveglianza di Riyadh e che si inserisce in un contesto di crescente attenzione per la sicurezza delle proprie acque territoriali e delle infrastrutture energetiche, tradizionalmente esposte a tensioni e a incidenti proprio in relazione alla contesa con l’Iran -5.
Sul versante diplomatico, e mentre le portaerei incrociano, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi è giunto a Ginevra per una serie di incontri cruciali. Un faccia a faccia con il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (Aiea), Rafael Mariano Grossi, annunciato dallo stesso Araghchi come «una discussione approfondita», precede il secondo round di negoziati con gli Stati Uniti, previsto per la giornata successiva -3. Prima di questi colloqui, Araghchi incontrerà anche il suo omologo dell’Oman, Badr al-Busaidi, a testimonianza del ruolo di mediazione che il sultanato continua a svolgere in questa intricata partita. La delicatezza del momento è sottolineata dalle parole del segretario di Stato americano Marco Rubio il quale, giunto a Budapest per un incontro con Viktor Orbán, ha riconosciuto la difficoltà intrinseca del negoziato: «Il Paese è governato dagli sciiti, che prendono decisioni politiche basandosi esclusivamente sulla teologia. Quindi è difficile arrivare a un accordo, ma ci proveremo» -8.




