Tare racconta i retroscena di Lotito e il dovere Scudetto del Milan
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Sport
-
Igli Tare, l’attuale direttore sportivo del Milan, si è raccontato senza filtri ai microfoni di Dazn, svelando aneddoti inediti del suo lungo passato alla Lazio e tracciando, al contempo, le ambizioni per il presente rossonero. Nel corso dell’intervista – caratterizzata da un tono colloquiale e schietto – il dirigente albanese ha offerto un quadro vivido del dietro le quinte del calcio che conta, soffermandosi in particolare sulla figura di Claudio Lotito, il presidente con cui ha condiviso gran parte della sua carriera dirigenziale. Quello che ne esce è il ritratto di un personaggio complesso, capace di alternare momenti di distacco apparente a scatti di lucidità ferrea, specialmente quando si entrava nel vivo delle questioni economiche. Un racconto, questo, che getta luce sulle dinamiche interne di una società storica come la Lazio, che Tare ha contribuito a plasmare per anni.
Il sonno strategico di Lotito e il risveglio sui soldi
Il retroscena più curioso riguarda proprio le metodologie utilizzate dal numero uno biancoceleste durante le estenuanti sessioni di mercato. Secondo quanto riportato da Tare, mentre gli intermediari o i procuratori discutevano animatamente dei dettagli tecnici o delle clausole contrattuali, Lotito mostrava un comportamento quantomeno singolare: si addormentava. “A volte, mentre facevamo le trattative, io conoscevo il momento in cui lui a un certo punto si addormentava davanti alla gente”, ha raccontato l’ex ds, descrivendo una scena paradossale in cui il presidente crollava letteralmente dal sonno. Tuttavia, la narrazione assume una piega quasi teatrale quando si arriva al momento clou dell’incontro, ovvero la discussione delle cifre. Non appena gli agenti formulavano una richiesta economica – poniamo un milione – Lotito si risvegliava di colpo, come se fosse scattato un interruttore, per ribattere con un secco “Un milione no”. L’aneddoto, lungi dall’essere una semplice cronaca di un capriccio, dipinge l’ex patron laziale come un “dormiente vegliardo”, un abile negoziatore che, come ha aggiunto Tare, possiede “due parti, una geniale e un’altra esterna“; quasi a voler sottolineare che la genialità di Lotito risiedeva proprio nella capacità di usare il silenzio e l’assenza – l’addormentarsi – per alterare i tempi e le aspettative della controparte, riprendendosi il controllo solo nel momento decisivo, quello dei numeri.
Il dovere di vincere lo Scudetto
Se il capitolo riguardante la Lazio è intriso di nostalgia e ironia, il discorso si fa più intenso e programmatico quando Tare affronta il presente del Milan. Non ci sono mezzi termini o formule di circostanza per definire gli obiettivi del club guidato da Massimiliano Allegri: la squadra deve competere per il titolo. Parole come queste non vengono spese a caso da un direttore sportivo, specialmente quando si basano su una precisa filosofia aziendale. “Non è solo Tare che ha questa ambizione, ma il club che vuole essere sempre competitivo”, ha dichiarato, aggiungendo un passaggio che suona come una linea guida per tutti gli spogliatoi: “Avere in testa l’obiettivo Scudetto è un nostro dovere”. L’uso del termine “dovere” non è trascurabile; trasforma l’aspirazione in un obbligo professionale, quasi etico, per chi indossa quella maglia. Nel ragionamento del dirigent
e, la storia e il peso specifico del Milan impongono una costante esposizione al vertice, senza possibilità di appellarsi a stagioni di transizione. Nella stessa intervista, Tare ha voluto blindare il futuro di un pilastro come Luka Modric, sottolineando che il centrocampista croato – il cui contratto prevede opzioni fino al 2027 – potrebbe decidere di restare seguendo le ragioni del cuore, visto il suo legame da tifoso con il club sin dall’infanzia.
Il peso della storia nella costruzione del futuro
La differenza abissale tra operare a Roma o a Milano, a livello di attrattività, è stata un altro dei temi toccati con disarmante sincerità da Tare. Secondo la sua esperienza diretta, convincere un calciatore a firmare per il Milan è oggettivamente più semplice rispetto ai tempi della Lazio. Questo non solo per le risorse economiche a disposizione, ma per il peso specifico di un’istituzione che ha scritto pagine indelebili del calcio europeo. La vicenda di Modric, che ha coronato il sogno di giocare a San Siro nonostante altre offerte sul piatto, è l’esempio più lampante di questa forza centripeta esercitata dal nome rossonero. Tare ha voluto rimarcare come la costruzione non sia solo una questione di numeri, ma di appartenenza e di progetto; un concetto che applica sia ai fuoriclasse affermati (garantendo stabilità nel breve) sia alle giovani leve, assicurando quella continuità necessaria per tornare a essere protagonisti in Italia e in Europa. Il retroscena su Lotito, in quest’ottica, diventa il contraltare quasi borgesiano: da una parte le trattative lunghe e “ipnotiche” della provincia, dall’altra la velocità esecutiva e la capacità di sognare in grande del club milanese.




