Il Gabibbo e l'aggressione a Milano: «Mi ha menato come un anziano, merito di essere picchiato per ciò che rappresento»

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   La dinamica, a sentire il diretto interessato, è stata di una banalità sconcertante, quasi fosse una scena di ordinaria follia metropolitana. Giovedì 12 febbraio, in prima serata su Canale 5, il pubblico di Striscia la notizia ha visto il proprio iconico inviato rosso finire steso sull'asfalto, ma non si trattava di una delle sue celebri gag o di una provocazione satirica. Il Gabibbo, il pupazzo nato dalla fervida immaginazione di Antonio Ricci, era stato vittima di un'aggressione fisica vera, avvenuta a Milano lunedì 9 febbraio, nei pressi di una fermata della metropolitana. A raccontare i dettagli di quell'episodio, in un'intervista rilasciata al Corriere della Sera, è stato lo stesso Gabibbo, trasformando un fatto di cronaca in una riflessione amara sullo stato dell'ironia e della convivenza civile. La sua voce, che per decenni ha incalzato politici e personaggi famosi con irriverenza, questa volta ha dovuto registrare un sopruso subito in prima persona.

«Non aveva il biglietto, gli ho fatto notare e sono finito a terra»

La ricostruzione offerta dal personaggio televisivo non lascia spazio a fraintendimenti: il pretesto dell'aggressione è stato un piccolo gesto di civiltà, il tentativo di richiamare un ragazzo all'acquisto del Titolo di viaggio. «Stavo semplicemente facendo notare a un ragazzo che non aveva fatto il biglietto per la metro», ha raccontato il Gabibbo, descrivendo l'escalation di violenza che ne è seguita, «e sono stato buttato ripetutamente a terra». Una reazione spropositata che ha spiazzato lo stesso pupazzo, il quale, in 36 anni di carriera e di scorribande televisive per le strade d'Italia, non aveva mai fatto esperienza di un attacco fisico. L'aggressore, dopo averlo malmenato e avergli sottratto il microfono, si è semplicemente dileguato, sottraendosi a qualsiasi confronto o spiegazione, lasciando il Gabibbo e la sua troupe a terra, a raccogliere i cocci di un servizio nato con intenti del tutto diversi. È in quel frangente, forse, che il confine tra la satira e la cronaca nera si è fatto terribilmente labile.

L'analisi del pupazzo: «Merito di essere aggredito per ciò che rappresento, ma qui è stata solo vigliaccheria»

La parte più profonda e complessa della riflessione del Gabibbo, però, arriva quando tenta di analizzare le ragioni profonde di quell'atto violento, andando oltre la mera cronaca. Con una lucidità che mischia l'amarezza a una certa autoironia, il pupazzo ha dichiarato: «Sia beninteso, io merito anche di essere aggredito per quello che rappresento: il populista catodico. Sono la pancia: non parlo, rutto». In questa frase, densa di significato, il Gabibbo riconosce il proprio ruolo mediatico, quello di simbolo di una televisione che talvolta indulge nella provocazione facile, ammettendo quasi che, in quanto icona, un attacco potrebbe rientrare in una logica distorta del dissenso. Ma subito dopo chiarisce il punto cruciale, la differenza sostanziale che rende l'episodio milanese ancora più inquietante: «Se fossi stato colpito in quanto simbolo ci stava eccome. Qui invece è stato tutto molto più banale: ti meno perché mi hai fatto un’osservazione». Ed è proprio questa la chiave di lettura che trasforma la vicenda in un preoccupante termometro sociale: il passaggio dall'aggressione a un simbolo (che può avere una sua, seppur deplorevole, logica) all'aggressione a una persona qualsiasi, colpevole solo di aver espresso una critica o un richiamo.

La violenza gratuita e la paura che l'ironia sia morta

A suggellare il clima di desolazione morale che emerge dall'intervista, ci ha pensato il confronto utilizzato dal Gabibbo per descrivere il pestaggio: «Mi ha menato come menano quelle persone anziane che si lamentano per il troppo rumore». Un'immagine potente, che evoca immediatamente la fragilità di chi viene preso di mira non per ciò che rappresenta, ma semplicemente perché osa lamentarsi o, peggio, perché è lì al momento sbagliato. L'aggressione, avvenuta mentre il ragazzo cercava di eludere il controllo del biglietto, non è stata quindi un atto dimostrativo contro il potere della televisione, ma un gesto di pura e semplice sopraffazione, una reazione rabbiosa a una minima frustrazione. In questo contesto, la domanda che aleggia sulle parole del pupazzo è se esista ancora spazio per l'ironia, per la presa in giro bonaria, per la semplice osservazione. «Se è normale aggredire gli insegnanti», ha chiosato il Gabibbo, «è normale strapazzare anche un maître à penser come me». Un paragone che fotografa un'epoca in cui la vigliaccheria, come lui stesso ha sottolineato, rischia di diventare un merito e la parola cede il passo ai pugni. La redazione di Striscia la notizia, nel frattempo, si prepara per l'ultima puntata della stagione, in programma giovedì prossimo, con la consapevolezza che la fiammella di speranza per un mondo più rispettoso, citata dallo stesso Gabibbo, ha bisogno di essere alimentata più che mai, anche a costo di finire stesi a terra.

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