Rai accende il canale 101 in 4K: sul digitale terrestre arriva il palinsesto di Rai Uno in ultra alta definizione, in tempo per Sanremo
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Redazione Cultura e Spettacolo
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Alla vigilia della settantaseiesima edizione del Festival di Sanremo, la Rai compie un passo deciso verso il futuro della televisione, attivando sul digitale terrestre la prima trasmissione regolare in ultra alta definizione. Non si tratta più di un semplice test, come quello che da tempo occupava la posizione 100 con loop di documentari e contenuti dimostrativi, ma di una vera e propria messa in linea di un canale che ricalcherà l’intero palinsesto dell’ammiraglia. La novità, confermata nelle ultime ore dall’accensione del segnale sul Mux Rai B, riguarda in particolare il canale 101, da sempre associato a Rai 1, che cambia radicalmente natura. Fino a ieri, per vedere qualcosa in 4K su quella numerazione, era necessario possedere un televisore compatibile con la tecnologia HbbTV e disporre di una connessione internet stabile, dato che il flusso video arrivava via streaming; oggi, invece, basta risintonizzare l’apparecchio e il gioco è fatto, con il segnale che viaggia come un normale canale televisivo, senza più bisogno della rete -7-10.
La scelta del periodo non è ovviamente casuale. Il Festival di Sanremo rappresenta da sempre il banco di prova ideale per le innovazioni tecnologiche del servizio pubblico, e quest’anno la kermesse sarà il veicolo perfetto per mostrare le potenzialità del nuovo formato. L’ultra alta definizione, con una risoluzione di 3840x2160 pixel, restituirà ogni dettaglio delle scenografie, dei costumi e dei giochi di luce, valorizzando un prodotto che di fatto è anche un grande show visivo -4. Ma non si tratterà solo di una questione di immagini più nitide: sul fronte audio, è stato confermato che il Festival sarà trasmesso anche in Dolby Atmos, una tecnologia che avvolge lo spettatore in un suono tridimensionale, rendendo l’esperienza da salotto molto più vicina a quella di una sala cinematografica -4-10. Chi possiede un impianto home theater compatibile potrà così godere di una profondità e di una spazialità sonora completamente nuove per un evento in diretta sul digitale terrestre.
La risintonizzazione obbligatoria e i paletti tecnici per vedere il nuovo canale
Naturalmente, per approfittare di questa novità non basta accendere il televisore. È necessario che l’apparecchio, o in alternativa un decoder esterno, sia compatibile con lo standard DVB-T2, il successore del vecchio DVB-T, e con il codec HEVC (High Efficiency Video Coding), specificatamente nel profilo Main10 al Livello 5.1, che permette di gestire la profondità di colore a 10 bit -1. La Rai, attraverso una nota diffusa nelle scorse ore, ha invitato tutti gli utenti in possesso di dispositivi adeguati a effettuare una nuova sintonizzazione dei canali: solo così il televisore riconoscerà il nuovo servizio sulla posizione 101, memorizzandolo correttamente -1. Per chi, invece, ha un vecchio televisore o un decoder non aggiornato, non ci sarà alcun modo di visualizzare il segnale, che semplicemente resterà inaccessibile. Una discriminazione tecnologica, se vogliamo, che taglia fuori una parte del pubblico, ma che segna anche il passo verso il definitivo abbandono dei vecchi standard.
Parallelamente all’accensione sul digitale, la Rai ha potenziato anche l’offerta via satellite, un fronte che la televisione pubblica non intende affatto trascurare. Il canale Rai 4K sarà disponibile anche su Tivùsat, alla posizione 210, e in questo caso il segnale si presenta con caratteristiche leggermente diverse in termini di bitrate e stabilità -2-8. In un Paese geograficamente complesso come l’Italia, dove non sempre il segnale terrestre arriva con la stessa potenza in ogni vallata o nelle isole minori, il satellite garantisce una copertura universale e una ricezione costante, indipendentemente dalla conformazione del territorio -2. Tivùsat, in una nota ufficiale, ha sottolineato come questo mezzo resti l’unico davvero in grado di assicurare l’accesso ai contenuti di qualità a tutti i cittadini, un concetto che la Rai, in quanto servizio pubblico, non può permettersi di dimenticare.
Un nuovo corso per la produzione e la distribuzione dei contenuti Rai
Dietro questa attivazione, che può sembrare una semplice operazione tecnica, si cela in realtà un cambiamento di strategia produttiva non indifferente. Trasmettere l’intero palinsesto di Rai 1 in 4K significa ripensare l’intera filiera, dalla ripresa alla post-produzione. Non tutto il materiale in onda, si badi bene, è girato nativamente in ultra alta definizione: molti programmi, specialmente quelli di archivio o le edizioni dei telegiornali, partiranno da sorgenti in alta definizione o addirittura in definizione standard. In quei casi, entreranno in gioco algoritmi di upscaling sempre più sofisticati, in grado di pulire l’immagine e di adattarla al nuovo formato, migliorandone comunque la resa sui grandi schermi moderni -7. Per le grandi produzioni, le fiction di prima serata e gli eventi live come il Festival, invece, la regola sarà la nativa acquisizione in 4K, con un evidente salto di qualità nella percezione del dettaglio e della profondità di campo.
L’operazione, per certi versi, allinea l’Italia a quanto già avviene in altri paesi europei. In Francia, in Germania e nel Regno Unito, le emittenti pubbliche hanno da tempo avviato canali stabili in ultra alta definizione, utilizzandoli principalmente per i grandi eventi sportivi o per le produzioni di prestigio. La Rai, che fino ad oggi aveva limitato la sperimentazione a spezzoni e a trasmissioni saltuarie, sceglie ora la via della continuità, trasformando un canale tematico in un vero e secondo canale generalista in 4K. Resta da capire, nei prossimi mesi, come verranno gestite le sovrapposizioni con il canale tradizionale e se l’offerta rimarrà limitata a Rai 1 o verrà estesa anche alle altre reti. Per il momento, l’appuntamento è con Sanremo 2026, che farà da apripista a quella che potrebbe essere la nuova normalità della televisione del futuro.




