La tensione tra Italia e Francia riaccende il dibattito sull’unità europea
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Redazione Esteri
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La decisione di escludere l’Italia dal vertice ristretto dei "volenterosi" a Tirana – un incontro informale tra Francia, Germania, Regno Unito e Polonia – ha riacceso le polemiche tra Roma e Parigi, mettendo in luce le crepe nell’unità europea. Il governo italiano, che non ha nascosto il disappunto per l’esclusione, ha risposto per le rime alle battute di Emmanuel Macron, il quale aveva ironizzato sull’assenza di Giorgia Meloni. A farsi portavoce della linea dura è stato Giovanbattista Fazzolari, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio e uomo di fiducia della premier, che ha definito «poco utile e molto rischiosa» la proposta francese di inviare truppe europee in Ucraina.
Meloni, dal canto suo, ha colto l’occasione dell’incontro con il cancelliere tedesco Friedrich Merz per lanciare una stoccata indiretta a Macron, sottolineando la necessità di «abbandonare i personalismi che minano l’unità dell’Occidente». Un messaggio chiaro, che riflette il malcontento per l’emarginazione dell’Italia in un momento cruciale per le dinamiche geopolitiche continentali. La foto dei leader riuniti a Tirana, con Volodymyr Zelensky a suo agio accanto a Macron, Merz, Keir Starmer e Donald Tusk, ha reso ancora più evidente l’assenza di Roma, alimentando le critiche sull’efficacia della politica estera del governo.
Nicola Zingaretti, capodelegazione del Partito Democratico al Parlamento europeo, ha accusato Meloni di aver relegato l’Italia «tra le destre nazionaliste che boicottano l’Europa», isolandola sia a Bruxelles che nel dialogo con Washington. Una posizione che, secondo alcuni osservatori, rischia di indebolire ulteriormente il ruolo del Paese nello scacchiere internazionale, soprattutto ora che Trump è tornato alla Casa Bianca e i rapporti transatlantici potrebbero subire nuovi assestamenti.




