Gaza, assedio e fuga impossibile: undici morti in fila per il pane
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Redazione Esteri
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Mentre l’esercito israeliano si prepara a sferrare quella che viene descritta come un’imminente e vasta operazione di conquista della Striscia, la vita per oltre un milione di persone asserragliate a Gaza City si trasforma in una lotta quotidiana per la sopravvivenza, scandita da bombardamenti continui e da una carestia crescente. La drammatica testimonianza di quanto sta accadendo arriva da un forno della città, dove undici corpi, tra i quali si contano anche minorenni, giacciono a terra in mezzo al pane che non hanno potuto ricevere; un episodio, riportato da Haaretz e attribuito dalle fonti locali a un raid israeliano, che fotografa l’agonia di una popolazione stremata.
Le operazioni militari, che secondo Hamas hanno provocato almeno sessantasei vittime nelle ultime ventiquattr’ore, si intensificano in vista dell’avanzata terrestre. Le Israel defense forces, d’altronde, hanno dichiarato di aver colpito obiettivi di alto valore, tra i quali il portavoce del gruppo, Abu Obeida, identificato come Hudayfa Samir Abdallah al Kahlout. Intanto, il ministro della Difesa israeliano Yoav Gallant ha avvertito che gli attacchi contro gli Houthi dello Yemen, in risposta alle loro provocazioni, rappresentano “solo l’inizio” di una strategia più ampia.
In questo contesto, segnato anche dalla decisione di Israele di ridurre ulteriormente gli ingressi dei camion umanitari, l’unica speranza per molti civili è rappresentata dalle missioni internazionali. È salpata infatti la Global Sumud Flotilla, diretta verso Gaza con aiuti, sebbene il suo reale approdo resti un’incognita data dal blocco navale. La sensazione prevalente tra coloro che sono rimasti intrappolati nell’area è quella di un destino ormai segnato, come racconta Shaaban Aldahdouh, bloccato con la famiglia nel quartiere di Remal, che ha deciso di non abbandonare la propria casa nonostante l’avanzata dei tank.




