La sfida dei 5 euro: la raccolta firme per il caro-sigarette supera la metà del quorum
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Redazione Interno
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Un mese esatto è trascorso dal lancio della campagna “5 euro contro il fumo”, e l’iter per la proposta di legge d’iniziativa popolare ha già raggiunto e superato la soglia psicologica delle venticinquemila adesioni. Le firme raccolte, che viaggiano adesso verso le ventiseimila, rappresentano esattamente la metà del quorum necessario – fissato a cinquantamila – per consegnare il testo all’esame del Parlamento. La mobilitazione, che vede in prima linea il mondo scientifico con AIOM, Fondazione AIRC e Fondazione Veronesi, punta a introdurre un’accisa straordinaria di cinque euro su tutti i prodotti da fumo e da inalazione di nicotina, compresi i dispositivi di nuova generazione come le sigarette elettroniche e il tabacco riscaldato -2-4-9.
I promotori dell’iniziativa, e con loro le quarantadue società scientifiche e le ventidue associazioni che hanno già concesso il loro patrocinio, partono da un dato epidemiologico inconfutabile: il tabagismo, in Italia, è responsabile di novantatremila decessi ogni anno. Una cifra, quest’ultima, che gli oncologi non esitano a definire come una strage silenziosa, alla quale si aggiunge un costo diretto e indiretto per il Servizio sanitario nazionale che le stime più aggiornate collocano attorno ai ventisei miliardi di euro -3-4-7. Il fumo, spiegano i clinici, non colpisce soltanto l’apparato respiratorio, essendo fattore di rischio primario per neoplasie del cavo orale, dell’esofago, del pancreas, della vescica e del rene, senza dimenticare le patologie cardiovascolari come l’ictus e l’infarto. La perdita di aspettativa di vita per chi fuma abitualmente si aggira attorno ai dieci anni, un calcolo che si traduce, per ogni singola sigaretta consumata, in una riduzione di circa venti minuti di esistenza -1-4.
Una misura che guarda all’Europa e alla prevenzione giovanile
L’aumento drastico del prezzo, spiegano i promotori, non è un mero espediente fiscale ma una leva di sanità pubblica ampiamente sperimentata oltre confine. In Francia e in Irlanda, nazioni in cui il pacchetto di sigarette oscilla tra gli undici e i quindici euro, si è registrata una flessione significativa del numero di fumatori, in particolare nella fascia d’età compresa tra i diciotto e i ventiquattro anni -5-10. In Italia, dove il costo medio è tra i più bassi d’Europa, quasi un quarto della popolazione adulta fuma e la percentuale sale in modo preoccupante tra gli under diciannove, che già oggi rappresentano il dieci per cento dei consumatori abituali. La convinzione dei ricercatori è che un rincaro consistente possa fungere da deterrente per i più giovani, scoraggiando l’avvicinamento alla nicotina e riducendo quella che definiscono una vera e propria porta d’ingresso verso la dipendenza cronica -2-4.
Non si tratta, d’altronde, della prima iniziativa volta a contrastare il fenomeno con strumenti normativi. Negli ultimi decenni, il legislatore ha introdotto limiti sempre più stringenti al fumo nei luoghi pubblici e chiusi, ma il consumo di tabacco – avvertono gli oncologi – non ha subito quelle contrazioni strutturali che ci si attendeva. Da qui l’idea di agire sulla variabile economica, sul presupposto che un incremento di cinque euro possa determinare, nel medio periodo, una riduzione dei consumi stimata attorno al trentasette per cento -4-7.
La macchina della raccolta e il sostegno delle istituzioni sanitarie
La raccolta firme, che prosegue sulla piattaforma del ministero della Giustizia accessibile con identità digitale SPID o carta d’identità elettronica, ha visto l’adesione di grandi centri di cura come l’Istituto Nazionale dei Tumori di Milano, il Pascale di Napoli e l’Humanitas, insieme alle società scientifiche dei cardiologi, degli pneumologi e dei ginecologi -4-9. Un sostegno trasversale, quest’ultimo, che testimonia come la lotta al tabagismo sia percepita come una priorità non soltanto in ambito oncologico ma in tutto il panorama della medicina interna e specialistica.
L’obiettivo, adesso, è quello di raggiungere le cinquanta mila firme entro i prossimi mesi per consentire al disegno di legge di approdare in Parlamento. I promotori ricordano che le entrate derivanti dall’aumento del prezzo, una volta approvata la norma, non andrebbero a costituire una semplice voce di gettito, ma sarebbero destinate in via prioritaria al finanziamento del Servizio sanitario nazionale e a programmi di prevenzione e disassuefazione. Un circolo virtuoso, lo definiscono, in cui la fiscalità si trasforma in strumento di tutela della salute collettiva -2-7.




