OpenAI, tra device in arrivo e un nuovo rivale per LinkedIn
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Redazione Scienza e Tecnologia
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Se OpenAI è oggi, nell’immaginario collettivo, semplicemente sinonimo di ChatGPT, la realtà dei fatti dipinge un orizzonte strategico ben più ampio e articolato. L’azienda californiana guidata da Sam Altman, la cui notorietà planetaria è indiscutibilmente legata al chatbot, sta infatti tessendo con metodo una rete di progetti e ambizioni che vanno molto oltre l’interazione testuale. In un contesto di investimenti massicci e acquisizioni mirate di startup promettenti, l’obiettivo sembra essere la costruzione di un ecosistema integrato di intelligenza artificiale che penetri ogni aspetto della vita digitale, sia professionale che personale. Una delle mosse più significative in questa direzione – che conferma come l’attenzione sia puntata sul mondo del lavoro – è lo sviluppo di una piattaforma di recruiting interamente basata sull’intelligenza artificiale, pronta a sfidare il predominio di LinkedIn nel delicato mercato della ricerca e selezione del personale.
Parallelamente all’espansione software, OpenAI sta accelerando verso il mercato consumer hardware con una linea di dispositivi innovativi. Secondo quanto riportato da The Information, l’azienda avrebbe già avviato le prime conversazioni con potenziali fornitori, delineando una timeline serrata che punta al lancio del primo device già nel corso del prossimo anno. Per raggiungere questo traguardo, Altman avrebbe attinto a piene mani dal serbatoio di talenti di Apple, assicurandosi competenze di alto profilo nel design e nell’ingegneria. Tra i prodotti più attesi, si parla con insistenza di occhiali smart progettati nativamente per sfruttare le potenzialità di ChatGPT, un progetto per il quale si vocifera un coinvolgimento diretto di Jony Ive, il celebre designer britannico già architetto di alcuni dei prodotti più iconici di Apple.
Questa corsa verso nuovi mercati e form factor è accompagnata da un’evoluzione anche nell’offerta principale. OpenAI ha infatti annunciato l’imminente introduzione di servizi premium “ad alta intensità”, pensati per aziende disposte a sostenere costi più elevati in cambio di una potenza di calcolo superiore e di funzionalità avanzate. Questa scelta, come spiegato dallo stesso Altman, è dettata dalla necessità di bilanciare gli investimenti colossali richiesti per lo sviluppo e il mantenimento operativo di modelli sempre più complessi. Se da un lato la missione dichiarata rimane quella di abbattere “il più aggressivamente possibile” il costo dell’intelligenza artificiale, dall’altro la sostenibilità economica del progetto impone l’esplorazione di modelli di business differenziati e più selettivi.
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