A cinque anni dall'omicidio di Willy Monteiro Duarte, la memoria e il processo
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
Sono passati cinque anni da quando Willy Monteiro Duarte, un aiuto cuoco di Paliano di soli ventun anni, perse la vita in una notte di settembre a Colleferro, un fatto di cronaca che sconvolse l'opinione pubblica per la sua inutile brutalità. Il giovane, noto per il suo carattere pacifico e il sogno di affermarsi come chef, aveva deciso di intervenire per sedare una lite scoppiata fuori da un locale, un gesto di altruismo che si scontrò con la violenza cieca dei fratelli Marco e Gabriele Bianchi, i quali, esperti in arti marziali e già noti per il loro temperamento aggressivo, lo picchiarono a morte.
L’iter giudiziario, che ha attraversato vari gradi di giudizio incluso un processo di Appello bis conclusosi nel marzo del 2025, ha portato a condanne definitive: l’ergastolo per Marco Bianchi e una pena di ventotto anni di reclusione per suo fratello Gabriele. Le sentenze, ormai irrevocabili, hanno delineato le responsabilità dei due, i quali — è emerso dai processi — avevano già un passato legato a risse e ad altri episodi di violenza, oltre a condanne per reati connessi allo spaccio di sostanze stupefacenti e a tentate estorsioni.
Proprio in queste settimane, mentre il paese ricordava il tragico anniversario, la casa di produzione Eagle Pictures ha diffuso il primo trailer del film “40 Secondi”, diretto da Vincenzo Alfieri e tratto dall'omonimo libro-inchiesta della giornalista Federica Angeli. La pellicola, che si annuncia come un racconto crudo e realistico degli eventi, riporta l’attenzione su una vicenda che ha lasciato un segno profondo, trasformando Willy in un simbolo di coraggio e di vittima innocente.




