Petrolio in rialzo per le tensioni in Medio Oriente, Houthi nel mirino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il petrolio torna a correre nella seduta odierna, in un contesto che resta appesantito dalle incertezze sul fronte geopolitico e che finisce per far passare in secondo piano i recenti segnali incoraggianti provenienti dai mercati. Il future sul Brent con scadenza ottobre 2026 segna un incremento del 3,9%, attestandosi a 82,6 dollari al barile, mentre il WTI con scadenza settembre viaggia in rialzo del 3,2% a 77,6 dollari. La risalita dei prezzi riflette la preoccupazione per un possibile allargamento del conflitto, nonostante i tentativi diplomatici in corso nella regione.

L’attacco degli Houthi e le vittime in Yemen

Il quadro di instabilità si è aggravato nelle ultime ore a causa di una nuova offensiva dei ribelli Houthi, che hanno colpito le forze governative yemenite in due province strategiche. Secondo fonti militari citate dalla tv satellitare al-Arabiya, sarebbero almeno 45 i soldati uccisi negli attacchi condotti contro siti militari nelle province di Marib e Hadramout, un’escalation che segna un’impennata della violenza nel paese dilaniato dalla guerra civile.

Il gruppo ribelle, che controlla vaste porzioni del territorio yemenita e in particolare la capitale Sana'a, aveva già annunciato in precedenza di aver lanciato un attacco missilistico contro una petroliera saudita al largo della costa di Yanbu, città portuale del regno sul Mar Rosso, rivendicando anche un secondo attacco analogo nel Golfo di Aden. La strategia degli Houthi mira a colpire gli interessi dell’Arabia Saudita, principale sostenitore del governo riconosciuto a livello internazionale, in un tentativo di alzare la posta in gioco e condizionare gli equilibri regionali.

La minaccia nel Mar Rosso e la risposta saudita

La tensione nel Mar Rosso è tornata a salire in modo significativo dopo che gli Houthi hanno annunciato un’intensificazione delle loro operazioni contro le navi legate all’Arabia Saudita, rivendicando l’attacco missilistico contro la petroliera Wafa, impiegata nel trasporto di prodotti chimici e petroliferi al largo della costa di Yanbu. Si tratta di un’area nevralgica per il traffico marittimo internazionale, dove transita una quota rilevante del greggio destinato ai mercati occidentali, e qualsiasi minaccia a quella rotta ha un impatto immediato sulle quotazioni del petrolio.

Di fronte a questa offensiva, Riad ha promosso una nuova alleanza internazionale per la sicurezza delle rotte marittime, cercando di raccogliere consensi tra i paesi occidentali e gli alleati del Golfo per garantire la libertà di navigazione e contrastare quelle che vengono definite come azioni di pirateria e terrorismo. L’iniziativa saudita, che prevede anche un potenziamento dei sistemi di difesa costiera e un coordinamento con le marine militari presenti in zona, rappresenta una risposta alla crescente aggressività degli Houthi, i quali non accennano a ridimensionare le loro pretese.

Il ruolo dell’Iran e l’intesa con l’Oman sullo Stretto di Hormuz

Sullo sfondo di questa escalation, l’Iran ha annunciato di aver raggiunto un’intesa con l’Oman su una rotta proposta per il transito delle navi nello Stretto di Hormuz, uno dei punti di passaggio più strategici per il trasporto del greggio a livello mondiale.

Nonostante questo annuncio, che potrebbe essere letto come un tentativo di distensione e di mediazione da parte di Teheran, i timori di un conflitto aperto non si sono affievoliti del tutto, anzi, le dichiarazioni concilianti dell’Iran coesistono con le prove del suo sostegno agli Houthi, considerati un proxy nella complessa partita che si gioca nella penisola arabica.

Il governo iraniano, che da tempo utilizza la leva yemenita per esercitare pressione sull’Arabia Saudita e sugli Stati Uniti, si trova ora a dover gestire una situazione che rischia di sfuggire al controllo, con il gruppo ribelle che agisce in modo sempre più autonomo e spregiudicato.

Nel frattempo, il governo yemenita riconosciuto a livello internazionale non ha ancora comunicato ufficialmente il numero esatto di perdite tra i suoi ranghi, ma le fonti interne e i media locali parlano di oltre 30 soldati caduti nei soli attacchi alle basi militari, un bilancio che conferma la gravità della nuova offensiva e che spinge le Nazioni Unite a chiedere un immediato cessate il fuoco.

Implicazioni economiche e prospettive per i mercati

L’impatto di queste tensioni sui mercati energetici è stato immediato, con gli investitori che hanno scontato un premio al rischio sempre più elevato per il greggio proveniente dal Medio Oriente. Il rincaro del Brent e del WTI, pur essendo legato anche a fattori tecnici e alle decisioni dell’OPEC+ in materia di produzione, riflette essenzialmente il timore che le rotte del Mar Rosso e dello Stretto di Hormuz possano diventare teatro di azioni militari su larga scala, interrompendo i flussi di approvvigionamento.

L’alleanza internazionale promossa dall’Arabia Saudita, sebbene ancora in fase di definizione, rappresenta un tentativo di rassicurare i mercati e di disincentivare future aggressioni, ma la sua efficacia sarà messa alla prova nei prossimi giorni, in particolare se gli Houthi dovessero mantenere fede alla minaccia di intensificare la campagna contro il traffico marittimo.

In questo scenario, l’attenzione degli analisti resta focalizzata sugli sviluppi militari e diplomatici, con la consapevolezza che il prezzo del petrolio potrebbe subire ulteriori scossoni qualora si verificassero nuovi attacchi o se le potenze regionali dovessero optare per una risposta armata più decisa, allungando così l’ombra di un conflitto che rischia di coinvolgere attori sempre più numerosi.

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