Arresto in ortopedia a Guastalla, i sindaci: “Sconcerto per la gravità dei fatti”
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Redazione Interno
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La notizia dell’arresto del primario del reparto di Ortopedia dell’ospedale di Guastalla, avvenuto lunedì pomeriggio ad opera dei carabinieri del Nucleo antisofisticazioni e sanità di Parma, ha provocato una reazione immediata e compatta da parte dei primi cittadini della Bassa Reggiana. I sindaci dell’Unione, riunitisi idealmente all’indomani dell’operazione che ha portato alla luce un presunto sistema di pagamenti in nero all’interno della struttura sanitaria, hanno espresso attraverso una nota ufficiale il loro “profondo sconcerto per la gravità dei fatti contestati”. Una presa di posizione che, pur manifestando vicinanza all’istituzione sanitaria, non nasconde lo stupore per le modalità con le quali, stando a quanto ricostruito finora dalla Procura, il direttore avrebbe gestito alcune prestazioni professionali, trasformando spazi e risorse pubbliche – come gli ambulatori e persino i farmaci destinati ai pazienti – in un canale parallelo di introiti personali.
Il medico, Bruno Panno, che oltre a guidare il reparto a Guastalla svolgeva la propria attività in diverse altre strutture della provincia reggiana, è stato colto in flagranza di reato mentre riceveva cento euro in contanti da un paziente. Una somma, quella del pagamento, che secondo l’accusa sarebbe dovuta confluire nelle casse dell’Azienda sanitaria locale attraverso i normali canali di prenotazione e pagamento delle prestazioni in intramoenia. Invece, come emerso nel corso delle indagini coordinate dal pubblico ministero Stefano Finocchiaro, quei soldi sarebbero finiti direttamente nelle tasche del professionista, il quale, secondo quanto riferito dagli inquirenti, era solito intascarli ripiegandoli e riponendoli all’istante nella tasca del camice.
Un’indagine lunga un anno tra intercettazioni e segnalazioni
L’inchiesta, che ha portato all’arresto e alla successiva misura interdittiva, non è nata improvvisamente. Gli investigatori del Nas lavoravano da tempo sul conto del primario, supportati da intercettazioni ambientali e telefoniche che avrebbero documentato un modus operandi consolidato. Il meccanismo, nella ricostruzione accusatoria, sarebbe stato semplice quanto sistematico: il medico avrebbe effettuato visite ortopediche e infiltrazioni – queste ultime praticate utilizzando fiale di cortisone di proprietà dell’ospedale – senza mai passare dal circuito ufficiale dell’intramoenia. Lo specialista, secondo le ipotesi di reato di peculato e falsità ideologica in atti pubblici, ometteva poi di registrare le prestazioni nel registro dedicato, creando una doppia contabilità di fatto che gli consentiva di intascare per intero il compenso pattuito con il paziente, sottraendo così all’Azienda sanitaria non solo la quota di sua spettanza ma anche il costo dei materiali di consumo impiegati.
Il numero dei pazienti coinvolti, secondo una prima stima degli inquirenti, potrebbe essere significativo: si parla di almeno venticinque episodi accertati tra il novembre del 2025 e lo scorso marzo, anche se le prime condotte sospette risalirebbero addirittura al 2024. Ad attivare la macchina investigativa era stata una segnalazione interna, partita proprio dalla stessa Ausl, che aveva insospettito la Procura reggiana e portato all’apertura del fascicolo. Una circostanza, quella della segnalazione, che i sindaci hanno voluto sottolineare nel loro comunicato, esprimendo “massima fiducia nell’operato della Magistratura” e rimarcando “l’importanza della segnalazione civica che ha permesso di far emergere l’accaduto”.
L’udienza di convalida e il ritorno a piede libero con la sospensione
Nella giornata di ieri, mercoledì 4 marzo, si è tenuta davanti al giudice per le indagini preliminari Matteo Gambarati l’udienza di convalida dell’arresto. Il medico, difeso dagli avvocati Vittorio Anelli e Francesco Mattioli, ha avuto modo di rendere dichiarazioni spontanee di fronte al magistrato, in un’aula dove si è discusso anche delle misure cautelari da applicare. La richiesta del pm Finocchiaro era duplice: da un lato, la sospensione immediata dalla professione medica – sia in regime di intramoenia che come chirurgo – e dall’altro, l’applicazione degli arresti domiciliari, ritenuti necessari per esigenze squisitamente investigative, seppur limitati a qualche settimana. La difesa, dal canto suo, pur accettando il principio di una misura interdittiva, ne aveva chiesto una durata limitata nel tempo, opponendosi invece con decisione alla misura cautelare personale.
Al termine della camera di consiglio, il giudice Gambarati ha convalidato l’arresto operato dai carabinieri del Nas, ma ha operato una scelta netta per quanto riguarda le misure: ha accolto la richiesta di sospensione dall’attività medica, fissandone però la durata in un anno, e ha invece rigettato la richiesta di arresti domiciliari. Questo significa che il primario, all’uscita dal tribunale, ha fatto ritorno a casa propria a piede libero. Una libertà, quella riconquistata, che si porta dietro il peso di una sospensione che di fatto gli impedisce di esercitare la professione, sia nel settore pubblico che in quello privato, per i prossimi dodici mesi, in attesa che l’inchiesta faccia il suo corso e si arrivi a un possibile rinvio a giudizio.
Il professionista, che fino a pochi giorni fa dirigeva una delle unità operative più importanti della rete ospedaliera reggiana, si trova ora al centro di una bufera giudiziaria che ha scosso non solo l’ambiente sanitario locale ma anche la fiducia dei cittadini. Le accuse, per quanto gravi, dovranno ovviamente essere vagliate nel contraddittorio processuale, ma la mole di indizi raccolta dai carabinieri del Nas – compresi i riscontri documentali sulle omissioni nei registri e le testimonianze dei pazienti che avrebbero pagato in contanti – disegna il quadro di un’attività parallela che sarebbe andata avanti per mesi all’insaputa dell’amministrazione ospedaliera, se non fosse stato per quel sospetto iniziale che ha portato all’apertura delle indagini e, infine, all’arresto in flagranza di lunedì scorso.




