Lecce-Fiorentina, le scelte obbligate di Di Francesco e Vanoli: dentro Harrison e l’ex Pongracic, panchina per Banda e Stulic
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Redazione Sport
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La trentatreesima giornata di Serie A, quella che per molte squadre rappresenta già un primo crocevia decisivo in chiave classifica, si chiude stasera al Via del Mare con il posticipo tra Lecce e Fiorentina. Un confronto, quest’ultimo, che pesa come un macigno soprattutto sugli uomini di Eusebio Di Francesco, costretti a inseguire i tre punti per tentare di allontanarsi dal terzultimo posto – attualmente occupato con 27 punti – mentre dall’altra parte la formazione di Paolo Vanoli, forte di un rassicurante 38 punti, potrebbe compiere un passo quasi definitivo verso la salvezza. E proprio dalle formazioni ufficiali, diramate in serata, emergono le vere priorità tattiche dei due allenatori: scelte dettate tanto dalle emergenze quanto da valutazioni tecniche precise, senza dimenticare i recuperi e i ballottaggi della vigilia.
L’undici salentino: Cheddira riferimento unico, fuori Banda e Stulic
Di Francesco, costretto a fare a meno di alcuni dei suoi elementi più dinamici, ha disegnato un 4-2-3-1 che non ammette fraintendimenti. In porta c’è Falcone, protetto da una linea difensiva inedita: Veiga, Siebert, Tiago Gabriel e Gallo compongono il quartetto – con Siebert e Gabriel chiamati a reggere l’urto degli attaccanti viola. A centrocampo, la cerniera è affidata a Ramadani e Coulibaly, due giocatori di sostanza che dovranno garantire equilibrio. La sorpresa, semmai, arriva dal trio alle spalle dell’unica punta: Pierotti, Ngom e N’Dri agiranno infatti in posizione più avanzata rispetto al solito, con Ngom spostato sul versante offensivo nonostante la sua naturale propensione a operare in mediana. Cheddira, scelto come centravanti di riferimento, guiderà l’attacco. Nessuna traccia, invece, di Banda e Stulic – entrambi fuori dai convocati – a dimostrazione di un turnover forse obbligato ma comunque indicativo delle gerarchie attuali nel gruppo salentino.
La Fiorentina risponde con Pongracic e l’inserimento di Harrison
Vanoli, dal canto suo, non si discosta molto dal suo canovaccio abituale, pur con qualche novità significativa. Il 4-3-3 viola vede De Gea tra i pali – ormai un punto fermo – e una retroguardia composta da Dodò, l’ex di turno Pongracic (ceduto proprio dal Lecce nelle scorse sessioni di mercato), Ranieri e Gosens. Una scelta, quella di schierare Pongracic dal primo minuto, che risolve il ballottaggio con Rugani: quest’ultimo, infatti, parte dalla panchina, così come Brescianini, appena rientrato da un infortunio e ancora non al meglio. A centrocampo, spazio a Ndour, Fagioli e Mandragora: un trio che privilegia la qualità del palleggio rispetto alla pura interdizione. Sorpresa in attacco, dove Harrison trova un posto da titolare sulla fascia, affiancando Piccoli (centravanti scelto al posto di altri candidati) e Gudmundsson. Da segnalare, infine, l’assenza dal palo d’avvio di Solomon: l’israeliano, reduce dallo sforzo profuso nel doppio impegno di Conference League contro il Crystal Palace, viene preservato in panchina.
Una sfida di pesi diversi ma con lo stesso urgenza
L’equilibrio di questa partita, almeno sulla carta, è solo apparente. Da una parte c’è un Lecce costretto a vincere per non vedere allontanarsi ulteriormente la zona salvezza – con il rischio concreto di rimanere impantanato negli ultimi tre posti – e dall’altra una Fiorentina che, pur potendosi permettere un passo falso, non vuole assolutamente rinviare il discorso matematica tranquillità. La scelta di Di Francesco di lasciare fuori Banda (uno degli esterni più pericolosi) e di affidarsi a Cheddira come unica punta rivela una ricerca di compattezza e sacrificio: pochi fronzoli, molta sostanza. Vanoli, al contrario, punta sulla qualità dei suoi trequartisti e sull’esperienza di Pongracic contro i suoi ex compagni – un duello psicologico che potrebbe rivelarsi decisivo. Harrison, dal canto suo, è l’uomo nuovo a cui viene chiesto di dare imprevedibilità a un reparto che, senza Brescianini e con Solomon a mezzo servizio, rischia di perdere di brillantezza.




