La Flotilla bloccata e i due attivisti in cella: il presidio di Alessandria scuote le ambasciate
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Redazione Interno
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Dalle acque internazionali al largo di Creta fino alle aule del tribunale distrettuale di Beersheba, il destino della missione umanitaria della Global Sumud Flotilla sembra essersi arenato di fronte alla fermezza delle autorità israeliane.
Mentre decine di imbarcazioni e centinaia di attivisti erano già state fermate nei giorni scorsi, l’attenzione si è concentrata in particolare su due nomi: Thiago Ávila, cittadino brasiliano, e Saif Abu Keshek, palestinese con passaporto spagnolo, la cui detenzione è stata prorogata fino a domenica nonostante i ricorsi della difesa.
L'udienza, celebratasi mercoledì scorso, ha visto infatti il tribunale respingere le richieste di rilascio, accogliendo le tesi dell'accusa che li vuole legati – secondo quanto riportato dal Times of Israel – a organizzazioni contestate da Washington, sebbene gli stessi legali di Adalah, lo studio che li rappresenta, parlino di “sequestro illegale avvenuto in acchi internazionali, a più di mille chilometri da Gaza”. ilfattoquotidiano +3
h2: Un presidio di cento voci davanti alla Prefettura di Alessandria
Mentre le barche della flottiglia, dopo lo scontro navale, si sono riorganizzate per salpare alla volta di Marmaris in Turchia – una mossa che di fatto le allontana dalla striscia per ridefinire la rotta –, il fronte interno italiano ha provato a smuovere le acque diplomatiche.
Ieri, mercoledì 6 maggio, piazza della Libertà ad Alessandria è stata teatro di una protesta silenziosa ma sa. Circa un centinaio di persone, raccolte dal Coordinamento per la Palestina, si sono posizionate simbolicamente di fronte alla Prefettura, consegnando una lettera indirizzata al governo. ilfattoquotidiano +3
L'oggetto della missiva, consegnata nelle mani della segreteria del prefetto Alessandra Vinciguerra, è chiaro: si chiede l’esercizio di “ogni pressione diplomatica necessaria” per strappare i due attivisti dalla custodia israeliana.
Non si tratta solo di un richiamo umanitario, ma di una critica aspra alle istituzioni italiane accusate, dal palco del corteo, di essere rimaste inermi durante l’abbordaggio.
Dal presidio, dunque, è emersa una condanna senza mezzi termini: “È inaccettabile il genocidio che continua; è inaccettabile l’intercettazione delle barche a ovest di Creta, in mezzo all’Europa”.
Queste parole, pronunciate tra gli striscioni, trasformano la vicenda giudiziaria dei due attivisti in un caso politico internazionale che coinvolge anche la Farnesina. la7 +3
h2: Tra diritto internazionale e accuse di terrorismo: i rischi della navigazione
L’elemento che rende questo caso giudiziario particolarmente spinoso, come evidenziato dagli avvocati di Adalah, risiede nella giurisdizione. I due fermati, infatti, non sono cittadini israeliani e sono stati prelevati da unità navili in acque che non battono bandiera israeliana.
Per i difensori, si tratta di un “grave errore strategico normalizzare la parola ‘pericolosa’ a proposito di una missione umanitaria”, ribaltando l’idea di un viaggio rischioso per trasformarla in un’accusa di violazione del diritto bellico.
Dal canto loro, le autorità israeliane giustificano la proroga della custodia cautelare sostenendo la necessità di approfondire le indagini su presunti legami con il terrorismo. ilmanifesto +3
Nel frattempo, lo scenario navale muta rapidamente: l’inviato del Fatto Quotidiano, Alessandro Mantovani, ha raccontato di una flottiglia pronta a muoversi da Creta verso la Turchia, protetta (o controllata) dalla guardia costiera ellenica.
Questa scelta tattica, se da un lato evita un nuovo possibile scontro con la marina militare israeliana, dall’altro lascia materialmente indietro i due attivisti, la cui liberazione diventa ora il banco di prova per la mobilitazione europea. repubblica +3
h2: Un silenzio che diventa assordante nella crisi diplomatica
La protesta di Alessandria, seppur circoscritta numericamente, ha avuto il merito di denunciare quella che il Coordinamento definisce una “complicità” implicita di chi tace.
I manifestanti hanno sottolineato come il governo italiano, a loro dire, sia rimasto inerte nonostante la presenza di cittadini coinvolti (poi rilasciati) e non abbia fornito un mandato di protezione militare durante l’assalto.
La lettera consegnata al prefetto tenta ora di rompere questo muro di gomma, trasformando un presidio locale in un’interrogazione parlamentare informale.
“Dobbiamo andare a Gaza” – gridavano i volantini – ma la realtà è che le barche stanno invertendo la rotta verso la Turchia, mentre Thiago e Saif restano in cella, lontani dalla loro flottiglia e dal loro obiettivo umanitario.
L’unico movimento, al momento, è quello delle pratiche burocratiche in tribunale, dove si gioca la partita decisiva per la loro libertà. ilmanifesto +3
Meta Description: Presidio a favore della Global Sumud Flotilla ad Alessandria. Tensione per i due attivisti fermati, Thiago Ávila e Saif Abu Keshek, mentre il tribunale di Beersheba respinge i ricorsi. ilmanifesto +3




