Il biohacker Bryan Johnson e la malattia incurabile: «Il mio stomaco si sta divorando da solo»
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Redazione Salute
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L’imprenditore statunitense Bryan Johnson, noto per il protocollo di ottimizzazione biologica "Blueprint" e per il documentario Netflix "Don't Die: l'uomo che vuole vivere per sempre", ha annunciato di essere affetto da gastrite autoimmune (AIG), una patologia rara e incurabile che porta il sistema immunitario ad attaccare la mucosa dello stomaco.
Il cinquantunenne, che ha speso milioni di dollari nel tentativo di rallentare l'invecchiamento e raggiungere l'immortalità biologica, ha condiviso la diagnosi sui social media con un post che ha suscitato grande interesse: «Il mio stomaco si sta divorando da solo». La scoperta rappresenta un paradosso per chi, come lui, ha trasformato il proprio corpo in un laboratorio a cielo aperto, monitorando ogni minimo dato biometrico in una rincorsa alla longevità che sembrava non conoscere ostacoli.
La diagnosi che sfida il "Blueprint"
La diagnosi di gastrite autoimmune è stata formulata dopo una serie di esami che hanno incluso colonscopia ed endoscopia con biopsie, eseguiti per indagare la causa di valori persistentemente bassi di ferritina, un indicatore delle riserve di ferro nell'organismo. Nonostante la meticolosa attività di monitoraggio che caratterizza la sua routine quotidiana, composta da decine di integratori e frequenti controlli medici, Johnson non si era accorto della patologia.
La gastrite autoimmune, che colpisce una percentuale stimata tra lo 0,5% e il 4,5% della popolazione globale, può rimanere asintomatica per anni, causando un danno silenzioso che porta a carenze nutrizionali, anemia e, a lungo termine, a un aumento del rischio di sviluppare tumori allo stomaco. Il dado è tratto: la malattia che ora deve affrontare è considerata incurabile dalla medicina convenzionale, che può solo gestirne i sintomi e le complicanze.
Il legame con l'ipotiroidismo autoimmune
Johnson ha spiegato che la sua storia clinica è caratterizzata da una predisposizione autoimmune che affonda le radici nel passato. «Mi è stato diagnosticato l’ipotiroidismo autoimmune all’età di 21 anni. Oggi ne ho 48, quindi questa condizione fa parte del mio corpo da 27 anni», ha raccontato l'imprenditore, sottolineando lo stretto legame che intercorre tra le diverse manifestazioni autoimmuni. «Quello che molte persone non sanno è che tiroide e stomaco sono strettamente collegati nell’autoimmunità. Quando uno dei due viene colpito, spesso anche l’altro può essere coinvolto».
Questa associazione, nota in ambito clinico come sindrome tireogastrica, è stata descritta già negli anni Sessanta e spiega come un sistema immunitario già "orientato" ad attaccare la tiroide possa, nel tempo, rivolgere la sua azione contro le cellule parietali dello stomaco, responsabili della produzione di acido cloridrico e del fattore intrinseco, essenziale per l'assorbimento della vitamina B12. Un'eredità genetica e immunologica che ha viaggiato in parallelo alla sua ossessione per il ringiovanimento.
La risposta del biohacker: sequenziamento e sfida alla medicina
Lontano dal rassegnarsi a una gestione passiva della malattia, Johnson ha annunciato di voler applicare alla gastrite autoimmune lo stesso approccio pionieristico e interventista che lo ha reso famoso. «Quando la AIG viene scoperta oggi, la medicina standard ammette la sconfitta, dichiarando che non si può fare nulla se non gestire la condizione», ha scritto, annunciando la sua intenzione di «cercare di risolverla».
Il primo passo del suo piano è il sequenziamento di un milione di sue cellule immunitarie, un'analisi approfondita per identificare le cellule "soldato" che, come "cellule impazzite", attaccano il tessuto gastrico. L'obiettivo è progettare soluzioni mirate per neutralizzare queste cellule e rendere il protocollo riproducibile per altre persone affette dalla stessa patologia.
Una scommessa che si basa sugli strumenti più avanzati della genomica e della biotecnologia, nel tentativo di trasformare una condizione considerata cronica e ingestibile in un problema da risolvere con l'ingegneria biologica.




