Alberto Samonà è il nuovo direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este di Tivoli

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La direzione generale Musei del Ministero della Cultura, retta da Massimo Osanna, ha formalizzato la nomina di Alberto Samonà a direttore dell’Istituto Villa Adriana e Villa d’Este, l’articolazione periferica del dicastero che sovrintende alla gestione e alla valorizzazione dei due complessi monumentali tiburtini inclusi nella lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. La decisione, maturata al termine di una selezione internazionale bandita per il rinnovo degli apicali di quattordici musei statali di seconda fascia, recepisce le valutazioni espresse dall’apposita commissione incaricata di esaminare i profili dei candidati. Si tratta di un passaggio, questo, che rientra nel più ampio disegno di riorganizzazione e rafforzamento della governance strategica degli istituti culturali pubblici, un processo avviato da tempo e volto a garantirne una maggiore efficienza gestionale e proiezione internazionale.

La scelta è caduta su un profilo che, pur non essendo specialistico in senso archeologico o storico-artistico stretto – come talvolta accade per ruoli di tale responsabilità – vanta una consolidata esperienza nella promozione e nell’amministrazione dei beni culturali, maturata soprattutto ai vertici dell’assessorato regionale siciliano. Samonà, giornalista professionista e scrittore palermitano classe 1972, ha retto dal maggio 2020 all’ottobre 2022 la delega ai Beni culturali e all’Identità siciliana nella giunta guidata da Nello Musumeci, un’esperienza che gli ha permesso di confrontarsi con le complessità della macchina amministrativa e di tessere relazioni istituzionali di rilievo, anche oltre i confini nazionali. Attualmente, e da quasi tre anni, siede nel consiglio di amministrazione del Parco archeologico del Colosseo, uno scranno che offre una visuale privilegiata sulle dinamiche di gestione dei flussi turistici e sulla conservazione dei grandi attrattori archeologici, e da luglio 2025 è stato chiamato a far parte anche del comitato scientifico del Parco archeologico dell’Appia Antica, a dimostrazione di una fiducia che il mondo ministeriale ripone nelle sue competenze.

Il biennio all’assessorato siciliano e le operazioni di diplomazia culturale

Il mandato di Samonà alla guida dei Beni culturali siciliani è stato caratterizzato da alcune operazioni che hanno valicato i confini regionali, imponendosi all’attenzione nazionale e internazionale per il loro valore simbolico e per le ricadute in termini di immagine. Tra queste, merita certamente una menzione la complessa trattativa che ha portato, nel 2022, alla definitiva permanenza in Sicilia degli Argenti di Morgantina, un tesoro di oreficeria ellenistica per decenni conteso e oggetto di un accordo di prestito con il Metropolitan Museum of Art di New York. La firma dell’intesa con il museo americano, che ha sancito la fine della rotazione quadriennale dei reperti, ha rappresentato il coronamento di uno sforzo diplomatico che ha restituito stabilità alla collocazione di quei pezzi unici, oggi visibili nel Museo archeologico di Aidone, nell’Ennese. Parallelamente, Samonà ha promosso e portato a compimento il rientro in Grecia del cosiddetto Frammento Fagan, un pezzo dei marmi del Partenone custodito per oltre due secoli a Palermo, un gesto di cooperazione culturale che gli è valso, nel giugno del 2023, l’onorificenza di Commendatore dell’Ordine della Fenice da parte della presidente della Repubblica Ellenica per avere contribuito a consolidare i rapporti tra Italia e Grecia.

Progettualità, cantieri e inclusione: il profilo del nuovo direttore

Oltre alle operazioni di respiro internazionale, l’attività dell’ex assessore in Sicilia si è sostanziata in una serie di interventi che hanno toccato diversi aspetti della gestione del patrimonio. Dal punto di vista dei grandi cantieri, va ricordato il finanziamento del progetto di restauro e anastilosi di tre colonne monumentali del Tempio G di Selinunte, un intervento complesso che incide sul paesaggio archeologico di uno dei siti più importanti del Mediterraneo. Sul versante delle politiche di fruizione, Samonà ha firmato la cosiddetta Carta di Catania, un documento programmatico volto a favorire l’esposizione e la valorizzazione dei materiali archeologici giacenti nei depositi museali, spesso patrimonio sommerso e inaccessibile, e ha istituito un Fondo di solidarietà che redistribuisce una quota degli incassi dei parchi più ricchi a favore di quelli con minori entrate, un meccanismo perequativo pensato per sostenere le realtà più fragili. Da segnalare, infine, l’impegno profuso per l’abbattimento delle barriere fisiche e cognitive nei musei e nei siti culturali siciliani, una direttrice che ha portato all’emanazione di una circolare specifica e che anticipa alcune delle sensibilità oggi centrali nel dibattito sull’accessibilità universale ai luoghi della cultura.

Samonà, che per un decennio è stato consigliere d’amministrazione della Fondazione che gestisce il Museo di Villa Piccolo a Capo d’Orlando, porta nel bagaglio anche competenze maturate nel privato sociale e una costante attenzione alla progettazione culturale: è tra i membri del comitato scientifico dell’itinerario culturale Le Rotte del Mediterraneo nell’Età del Bronzo e ha ideato un progetto sul rapporto tra gli Etruschi e il sacro confluito nel dossier di candidatura di Tarquinia a Capitale italiana della Cultura per il 2028. Una carriera, la sua, che incrocia anche l’impegno politico diretto – è tra i fondatori della sezione palermitana della Lega – e che ora si trova ad affrontare la sfida di dirigere un istituto che gestisce due gioielli come Villa Adriana, la residenza imperiale voluta da Adriano, e Villa d’Este, il capolavoro rinascimentale di Ippolito II d’Este con le sue celebri fontane, entrambi stabilmente tra i primi dieci luoghi della cultura statali per numero di visitatori annuali.

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