Data center tra sovranità e sicurezza: l'infrastruttura cloud della PA nell'era dell'intelligenza artificiale

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   In un contesto in cui l'intelligenza artificiale ridisegna, e non superficialmente, le modalità con cui la Pubblica Amministrazione gestisce i propri processi e servizi, la natura dell'infrastruttura che ospita i dati diviene un nodo cruciale di cui si è discusso al Tecnopolo di Roma. L'evento, promosso da Aruba in collaborazione con Assinter Academy e intitolato “Sovranità, interoperabilità e continuità nell'era dell'AI: l’evoluzione dell’infrastruttura cloud della PA”, ha infatti riunito, per un confronto necessario, istituzioni, società in-house e operatori del settore, evidenziando come la transizione da un modello “cartaceo” a uno “virtuale” imponga una radicale revisione dei concetti di confine e sicurezza.

L'utilizzo condizionato dell'IA negli uffici pubblici

L'impiego di strumenti di intelligenza artificiale all'interno degli uffici ministeriali, sebbene sempre più frequente per attività di supporto come la redazione di testi o l'analisi normativa, non è affatto scontato e deve sottostare a vincoli precisi. Questi strumenti, i cui algoritmi sono spesso sviluppati oltreoceano, possono fungere da ausilio operativo ma non devono in alcun modo sostituirsi al processo decisionale umano, né tantomeno venire a contatto con informazioni classificate o dati sensibili dei cittadini, il che ne limita fortemente l'applicazione pratica in assenza di piattaforme adeguate.

Zero trust e cloud sovrano: i pilastri della nuova architettura

La trasformazione digitale del sistema Paese, che deve procedere di pari passo con il rafforzamento della sovranità nazionale e della resilienza industriale, trova nel modello “zero trust” e nell'adozione di cloud cosiddetti sovrani i suoi cardini fondamentali. L'approccio “zero trust”, che presuppone una verifica continua di ogni accesso e dispositivo, unito a infrastrutture cloud fisicamente situate sul territorio nazionale e soggette alla giurisdizione italiana, rappresenta la risposta più solida ai rischi tecnologici contemporanei, che vanno dalla dipendenza da fornitori esteri alla vulnerabilità dei sistemi.

La sfida dell'indipendenza tecnologica

La necessità di un'indipendenza tecnologica, resa ancor più urgente dalle dinamiche geopolitiche globali e dalla riconferma di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, non è una mera questione di principio ma un imperativo concreto per la sicurezza delle informazioni. Costruire data center sul suolo italiano, gestiti da operatori nazionali e conformi a standard di sicurezza elevatissimi, significa garantire la continuità operativa della macchina statale e proteggere quel patrimonio di dati che, se mal custodito, potrebbe esporre il paese a ricatti o a interferenze esterne, come purtroppo alcune indagini di cronaca nera hanno dimostrato in casi di fughe di informazioni sensibili.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.