Zecche in Trentino, l'esperta della Fondazione Mach: ecco come difendersi

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La morte di una donna trentina, deceduta dopo la puntura di una zecca, ha riacceso l'attenzione su un rischio che, soprattutto durante l'estate, accompagna le frequentazioni di boschi, prati e aree verdi. Il caso di Gianna Sommavilla, la 76enne di Moena che venerdì scorso ha perso la vita all'ospedale Santa Chiara di Trento a causa di un'encefalite virale contratta in seguito al morso del parassita l'8 giugno, ha scosso profondamente la comunità ladina, che lunedì si è stretta in un commosso abbraccio attorno alla famiglia per l'ultimo saluto.

Un evento che ha inevitabilmente riportato alla luce interrogativi concreti sulla pericolosità di questi artropodi, sulla loro diffusione e sulle modalità più efficaci per proteggersi.

Zecche in Trentino, un problema in crescita

A fare chiarezza è Annapaola Rizzoli, responsabile dell'Unità di Ecologia applicata della Fondazione Edmund Mach, che da anni studia la diffusione di questi parassiti e le malattie che veicolano. In Trentino, spiega l'esperta, sono presenti circa dieci delle quaranta specie di zecche segnalate in Italia, ma quella più diffusa e rilevante dal punto di vista sanitario è la "zecca dei boschi", Ixodes ricinus. Un parassita che si trova con facilità in molti ambienti, dal fondovalle fino a quote comprese tra i 1.400 e i 1.

600 metri, e che predilige le aree forestali, le zone di transizione ricche di cespugli, il sottobosco e i terreni incolti.

Il quadro della situazione, però, è in continua evoluzione e, come conferma la dottoressa Rizzoli, i cambiamenti climatici stanno giocando un ruolo determinante nel modificare la loro distribuzione. Le temperature più miti, infatti, stanno favorendo un'espansione delle zecche sia in quota, arrivando a toccare in alcuni casi i 2.000 metri, sia verso nuove aree geografiche, prolungando al contempo il periodo della loro attività, che una volta era compreso tra aprile e settembre.

La situazione in Trentino e le malattie trasmesse

Le zecche sono ormai diffuse sulla maggior parte del territorio provinciale, con una maggiore concentrazione nelle aree caratterizzate da elevata umidità e dalla presenza di boschi di latifoglie e cespugli. A questo si aggiunge l'impatto di eventi estremi come la tempesta Vaia, che ha creato nuove aree cespugliate particolarmente favorevoli alla loro proliferazione.

Il rischio di incontrare una zecca, quindi, è concreto e non si limita ai soli boschi: questi parassiti possono sopravvivere e riprodursi anche nei parchi urbani, nei giardini e nelle altre aree verdi delle città.

Le principali infezioni trasmesse dalle zecche in Trentino sono due: la borreliosi di Lyme e l'encefalite virale da zecche (TBE). La malattia di Lyme è un'infezione batterica che può colpire la pelle, le articolazioni e il sistema nervoso; se non curata, può assumere un decorso cronico, ma non esiste un vaccino, sebbene possa essere trattata con una terapia antibiotica mirata.

La TBE, invece, è una malattia virale acuta del sistema nervoso centrale che, nel 30% dei casi, può inizialmente manifestarsi con sintomi influenzali per poi evolvere, in alcune persone, con manifestazioni neurologiche.

Come difendersi dalle zecche: prevenzione e rimozione

Nonostante la gravità di queste malattie, è importante sottolineare che il rischio di morte a seguito di una puntura di zecca resta estremamente basso. Per la TBE, il tasso di mortalità del ceppo europeo presente in Trentino è generalmente inferiore al 2% nelle persone non vaccinate, mentre per la borreliosi di Lyme i casi mortali sono considerati molto rari. Tuttavia, la prevenzione rimane l'arma più importante per evitare il contagio.

La dottoressa Rizzoli consiglia di indossare abiti coprenti e di colore chiaro, utilizzare scarpe chiuse e repellenti specifici, camminare al centro dei sentieri evitando il contatto diretto con l'erba alta e i cespugli, e controllare accuratamente il corpo, gli indumenti e gli animali domestici al rientro da un'escursione.

Se nonostante le precauzioni si viene punti, è fondamentale rimuovere la zecca immediatamente con una pinzetta, esercitando una trazione costante e delicata o un movimento rotatorio, e disinfettare la zona per poi monitorarla per almeno trenta giorni. È altrettanto importante evitare errori come applicare olio, alcol, benzina o smalto, che potrebbero indurre la zecca a rigurgitare saliva potenzialmente infetta, aumentando così il rischio di trasmissione di agenti patogeni.

Infine, se dovessero comparire sintomi simil-influenzali o un arrossamento circolare che tende ad allargarsi, il cosiddetto eritema migrante, è necessario consultare tempestivamente un medico.

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