La faida dei musei scuote il ministero
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Redazione Interno
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ROMA — Un regolamento di conti fra alti papaveri del ministero della Cultura, innescato dal vuoto di potere creatosi nel passaggio tra Gennaro Sangiuliano e Alessandro Giuli, scuote il ministero. Il primo, defenestrato in malo modo sull’onda del Boccia-gate, ha lasciato il posto al secondo, catapultato sulla sua poltrona senza rete, sia in quanto a conoscenza della macchina ministeriale, sia per la mancanza di un piano di transizione chiaro.
Mario Epifani, ex direttore del Palazzo Reale di Napoli, ha dichiarato di essere stato rimosso senza motivi apparenti, forse vittima di un disegno politico. Epifani, storico dell’arte di 50 anni, ha ricevuto attestati di stima da colleghi del ministero, dal sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e dall’università, con cui ha collaborato nei suoi quattro anni di direzione. Tuttavia, nonostante il supporto ricevuto, non è stato riconfermato e non comprende le ragioni del suo allontanamento.
Nel frattempo, il ministro Giuli ha annunciato un bando di gara internazionale per la selezione dei candidati a direttore di sedici musei, fra cui la Pilotta. Il complesso museale è attualmente guidato da Stefano L'Occaso, in carica da febbraio 2024, dopo il trasferimento di Simone Verde agli Uffizi di Firenze. Le direzioni da assegnare riguardano istituti di livello dirigenziale generale, come i Musei Reali di Torino, la Galleria dell'Accademia di Firenze e i Musei del Bargello, il Parco archeologico del Colosseo, il Museo Nazionale Romano e il Museo archeologico nazionale di Napoli.
Epifani ha criticato la riforma dell’ex ministro Sangiuliano, che ha rallentato la macchina dello Stato, lasciando molti musei italiani senza direttori.




