Spalletti s'è perso la Juve: fiducia a tempo, ma Bremer non ci sta
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Redazione Sport
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Rimettere ogni virgola al suo posto, alla Continassa, è missione delicata e per certi versi un rompicapo dall'esito incerto. Se poi quelle virgole appartengono al mondo della Juventus, perenne ricerca della felicità, l'affare si complica ulteriormente.
Può Luciano Spalletti riprendere il filo di un discorso compromesso? L'ultima notte di riflessione ha messo sul tavolo i tre gol della Lazio e un indirizzo da dare a chi ascolta e giudica: si va avanti con il tecnico toscano, sentenza unanime e mai in discussione, ma l'orizzonte temporale perché all'ex ct azzurro vengano condonati nuovi sbagli si è ridotto ulteriormente.
Il muro contro muro tra capitano e allenatore
A dieci minuti dal termine, con il risultato ancora sull'1-1 in un'altra partita, un giocatore del PSV rimedia il secondo cartellino giallo per un fallo su Cucurella ed è costretto a tornare in anticipo negli spogliatoi. È un dettaglio che scorre via, ma rende l'idea di come il nervosismo, esploso nelle ultime giornate tra Spalletti e l'ambiente, covasse già da tempo.
Il faccia a faccia con Pisacane a Cagliari e il botta e risposta con Bremer dopo il ko con la Lazio sono soltanto la punta dell'iceberg di una tensione che a luglio, in piena estate, il tecnico aveva già messo nero su bianco davanti alla squadra: «Cambiate ritmo perché io resto, ma molti di voi no». Parole schiette, pronunciate durante un allenamento, con un mercato a rilento e limitato ai soli Ekhator e Celik.
La frattura nello spogliatoio bianconero
La sconfitta interna contro la Lazio ha lasciato scorie pesanti, e a certificare la frattura ci ha pensato proprio il capitano brasiliano. «Siamo undici più cinque e non posso prendere tutti in braccio», ha detto Bremer ai microfoni, aggiungendo che «c'è chi quando sente i fischi si nasconde per paura». La replica di Spalletti non si è fatta attendere, ed è stata altrettanto netta: «Bremer deve rispondere, è bene che faccia delle analisi, ma lui è dentro la partita di stasera come ci sono io dalla tribuna».
Il tecnico ha poi rincarato la dose, spiegando che prima di parlare della squadra bisogna parlare di sé stessi, perché nessuno può dirsi escluso da una prestazione collettiva di quel livello. Il difensore, dal canto suo, non ha gradito la lezione pubblica, e nelle ore successive sono circolate voci su un malcontento di fondo che cova da mesi, alimentato anche da un rinnovo contrattuale mai arrivato e da una clausola da 55 milioni che lo tiene legato alla Juventus.
Moggi: «Manca l'allenatore, il problema è questo»
A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato Luciano Moggi, ex direttore generale della Juventus, intervenuto all'indomani del 3-0. La sua analisi non ammette sfumature: «Non direi che ieri la squadra abbia giocato male, sono più d'accordo che non abbia giocato», ha spiegato a TuttomercatoWeb, «se si sentono le dichiarazioni di Bremer si capisce la situazione». Poi la stoccata più dura, quella che rimbalza da Torino a Napoli: «Manca l'allenatore, il problema di fondo è questo».
Moggi non ha risparmiato nemmeno il capitano, accusandolo di un errore madornale in occasione del terzo gol, quando si sarebbe limitato ad accompagnare l'avversario per cinquecento metri senza opporre resistenza. «Ognuno pensa al suo orticello», ha concluso, liquidando la questione degli infortuni come irrilevante di fronte a dichiarazioni di quel tenore.
Un calendario che non concede tregua
La posizione di Spalletti, nonostante la fiducia ribadita dalla dirigenza, resta appesa a un filo sottile. Il contratto firmato lo scorso aprile lo lega alla Juventus fino al 2028, con un ingaggio che lo rende uno dei tecnici più pagati del campionato, ma i risultati hanno preso una piega diversa rispetto alle attese. Nelle ultime cinque giornate della scorsa stagione la squadra ha raccolto appena sei punti, mancando la qualificazione in Champions League, e l'avvio di questa annata non ha invertito la rotta nonostante un mercato da oltre cento milioni.
Il calendario ora non aiuta: cinque partite in quattordici giorni, dal 22 ottobre al 5 novembre, con l'ombra di Antonio Conte che continua ad aleggiare sullo Stadium, invocato a gran voce dalla tifoseria. La società, secondo le verifiche di mercato, non ha però alcun piano alternativo e considera Spalletti ancora l'allenatore giusto.
Le parole di luglio e il conto alla rovescia
C'è un episodio, tra i tanti, che resta appeso come un macigno sopra la testa del tecnico. A luglio, quando il mercato era fermo ai margini e la rosa sembrava incompleta, Spalletti radunò i giocatori in allenamento e fu chiaro: «Cambiate ritmo perché io resto, ma molti di voi no». Una frase che suonava come un avvertimento, quasi una premonizione di quello che sarebbe accaduto mesi dopo, quando la fragilità mostrata contro la Lazio ha fatto emergere tutte le crepe di un gruppo che fatica a seguire il proprio condottiero.
Il tempo, però, non è più un alleato: ogni gara adesso pesa doppio, e la fiducia a tempo determinato ha bisogno di fatti concreti per non trasformarsi in un conto alla rovescia definitivo.
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