Arrestati 176 membri del Pkk dopo l'attentato in Turchia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   A meno di 48 ore dall'attentato contro la Turkish Aerospace Industries Inc. di Ankara, che ha causato il ferimento di cinque persone e il ferimento di altre ventidue, il ministro dell'Interno della Turchia, Ali Yerlikaya, ha annunciato l'arresto di 176 membri del Pkk, il Partito dei Lavoratori del Kurdistan. Già in precedenza erano stati individuati i due attentatori dell'organizzazione, Mine Sevjin Alcicek e Ali Orek, entrambi uccisi nell'attacco.

Nel frattempo, la Turchia ha intensificato i bombardamenti in Kurdistan, colpendo diverse aree dalla Siria all'Iraq. Tra le vittime dei raid turchi c'è anche Ferha Alberho, un bambino di undici anni, ucciso nel bombardamento del suo villaggio, Bineye, vicino alla città di Manbij nella Siria del nord-est. Nello stesso raid sono rimasti feriti il fratellino Semir, di otto anni, e il cugino Ebdulrehman, di tredici.

L'attentato di mercoledì ad Ankara, rivendicato dal Partito dei Lavoratori del Kurdistan, ha sollevato interrogativi e sospetti per il luogo scelto per l'attacco: Kahraman-Kazan, una cittadina a sud di Ankara. Kazan è infatti lo stesso nome della città russa dove, nello stesso giorno dell'attentato, si stava tenendo il vertice dei Brics, con la presenza del presidente turco Recep Tayyip Erdogan. Erdogan sta tentando da mesi di far entrare la Turchia nel blocco economico alternativo a quello occidentale, guidato da Cina e Russia.

Il gruppo armato legato al Pkk, il Centro di difesa popolare (HSM), ha riferito che l'attacco è stato effettuato dal 'Battaglione Immortali'.

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