Il Tar sanziona l'avvocato per le citazioni generate dall'intelligenza artificiale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Con una pronuncia che segna un precedente significativo, il Tar della Lombardia ha affrontato, per la prima volta nel contenzioso amministrativo, le conseguenze di un utilizzo acritico degli strumenti di intelligenza artificiale generativa nella redazione degli atti processuali. La sentenza n. 3348 del 2025, depositata il 21 ottobre, ha infatti sanzionato un legale il quale, avvalendosi di tali tecnologie per corroborare le proprie argomentazioni, aveva prodotto un ricorso infarcito di massime giurisprudenziali inesistenti e del tutto fuorvianti, palesemente non sottoposte a un vaglio umano prima del deposito. Il tribunale amministrativo ha così messo in luce i pericoli insiti in quella che viene tecnicamente definita "allucinazione dell'IA", un fenomeno per cui il software, spinto a generare testo, fornisce risposte plausibili nella forma ma del tutto errate nella sostanza, inventando persino autorevoli decisioni che in realtà non sono mai state emesse.

Il caso concreto e l'errore non verificato

Nello specifico, l'avvocato coinvolto si era affidato ciecamente alle capacità di un modello generativo per reperire la giurisprudenza a supporto dei motivi di impugnazione, finendo per incappare in riferimenti palesemente falsi e privi di qualsiasi pertinenza con la fattispecie concreta. La mancata verifica da parte del professionista, elemento chiave della vicenda, ha trasformato quello che poteva essere uno strumento di efficienza in un boomerang, portando alla luce una prassi che, se non corretta, rischia di minare l'affidabilità dell'intero sistema. Il Tar, nel valutare la condotta, ha sottolineato come la responsabilità ultima sull'atto rimanga in capo al legale, il quale non può delegare a un algoritmo il compito di accertare l'esattezza e la rilevanza delle fonti citate, che costituiscono l'ossatura portante di qualsiasi difesa.

Il contesto più ampio e i dati di diffusione

Questo episodio giudiziario si inserisce in un panorama professionale in rapida trasformazione, dove l'adozione dell'intelligenza artificiale sta conoscendo una crescita esponenziale. Un recente rapporto sui trend legali, infatti, ha rivelato che quasi otto professionisti legali su dieci, in Nord America, hanno ormai integrato queste tecnologie nel loro lavoro quotidiano, un dato che evidenzia un balzo in avanti impressionante rispetto all'anno precedente. Tale diffusione, se da un lato promette di snellire procedure e ottimizzare i tempi, dall'altro impone una riflessione profonda sui limiti e sui controlli necessari, affinché l'automazione non si traduca in un abbandono delle prerogative e della diligenza professionale.

Le implicazioni per la deontologia forense

La decisione del Tar Lombardia, pertanto, assume il valore di un monito per l'intera categoria, delineando con chiarezza i confini di un utilizzo lecito e prudente degli strumenti di IA. Il caso dimostra che l'intervento umano, con la sua capacità di analisi critica e di verifica incrociata delle informazioni, rimane un passaggio insostituibile, soprattutto in un ambito, come quello giuridico, dove l'accuratezza di ogni singolo dato può determinare l'esito di una causa. La sentenza, senza demonizzare la tecnologia, ne circoscrive l'impiego a mero supporto operativo, ribadendo che la firma in calce all'atto implica una piena assunzione di responsabilità per tutto il suo contenuto, a prescindere dallo strumento utilizzato per la sua stesura.

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