Derby Roma-Lazio, De Siervo sceglie la domenica mattina: niente "notte magica" all’Olimpico
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Redazione Sport
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Non ci sarà nessuna “notte magica” all’Olimpico, né tantomeno il posticipo del lunedì che, va detto, era stato caldeggiato dalle istituzioni locali per attenuare la consueta tensione pre-partita. Il Derby della Capitale, lo si può affermare con certezza dopo le ultime dichiarazioni ufficiali, torna a giocarsi alla luce del sole: quasi a voler esorcizzare, in qualche modo, i fantasmi di una violenza che la città non ha ancora del tutto archiviato nonostante gli sforzi delle forze dell’ordine e le decine di daspo emessi negli ultimi anni. A decidere il giorno e l’ora ci ha pensato Luigi De Siervo, amministratore delegato della Lega Serie A, il quale ha spento sul nascere ogni ipotesi alternativa. La sua, per la precisione, è stata una doccia gelata per chi sperava in un orario serale: domenica 17 maggio, calcio d’inizio alle 12:30. Punto e basta.
La proposta di Onorato e il «no» secco della Lega
La trattativa, se così si può definire un serrato scambio di dichiarazioni pubbliche, aveva visto l’assessore ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, Alessandro Onorato, provare a giocare la propria partita. Onorato, come riportano le cronache, aveva avanzato la proposta di spostare la stracittadina a lunedì sera, in modo da evitare la concomitanza con altri grandi eventi sportivi che, quello stesso weekend, avrebbero gremito la Capitale. Roma, nelle intenzioni del politico, avrebbe potuto dimostrare una capacità organizzativa fuori dal comune: «Abbiamo gestito i funerali di Papa Francesco – aveva dichiarato – e tutto ciò che avveniva in quei giorni; non ci spaventano nemmeno la finale del tennis e il Derby». Parole che, per quanto vibranti, non hanno smosso la posizione della Lega. De Siervo, intervistato ai microfoni de "La politica nel pallone" su Radio Rai, è stato lapidario: il derby si giocherà domenica alle 12:30, e non ci saranno ripensamenti.
La ragione del tennis e il «fantasma scontri»
Ma perché una scelta tanto rigida, quasi controcorrente rispetto alle tradizionali preferenze per i grandi eventi serali? Il motivo, lo ha spiegato lui stesso, risiede anche e soprattutto nella volontà di non far accavallare la stracittadina con la finale del Master 1000 tennistico di Roma, un appuntamento che, come noto, richiama un pubblico trasversale e mediaticamente molto esigente. Sovrapporre i due eventi, spostando il derby in fascia serale, avrebbe creato un intreccio logistico ingestibile per le forze dell’ordine e per i flussi di spettatori. C’è poi, e non lo si può taciare, il «fantasma scontri»: quella paura strisciante che ogni volta riemerge quando le due tifoserie si incrociano. Giocare alla luce del sole, per molti osservatori, riduce oggettivamente i margini di azione per eventuali gruppi organizzati che, in passato, hanno approfittato dell’oscurità per atti di violenza.
Le altre partite in corsa per l’Europa
Non si placa intanto il caos intorno a quel fine settimana di metà maggio, perché il derby non sarà l’unica partita ad alta tensione. De Siervo ha dovuto fare i conti con un calendario pieno di incastri: per esigenze di contemporaneità legate alla corsa Champions e ai posti europei, si disputeranno almeno altre tre gare di Serie A che coinvolgono squadre ancora in piena lotta. Stiamo parlando di Genoa-Milan, Juventus-Fiorentina, Como-Parma e, con un «forse» che pesa come un macigno, Pisa-Napoli – ma solo nel caso in cui gli azzurri, stasera, non dovessero battere il Bologna. L’ad della Lega, insomma, ha dovuto trovare un equilibrio instabile tra esigenze televisive, ordine pubblico e logistica sportiva. E alla fine, forse anche controvoglia, ha scelto la soluzione che molti definiscono «antisismica»: niente serata, niente lunedì, solo il sole alto sull’Olimpico e un fischio d’inizio che, almeno sulla carta, dovrebbe tenere lontani i peggiori fantasmi.




