D’Aversa e il «mini-ciclo» decisivo: fuori Zapata, a Pisa si cambia marcia
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Redazione Sport
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Il Torino si appresta ad affrontare una svolta cruciale del suo campionato, quella che l’allenatore Roberto D’Aversa ha definito – nel corso della conferenza stampa di vigilia – un «mini-ciclo» destinato a orientare le residue otto partite della stagione. Domani, domenica 5 aprile, con calcio d’inizio fissato alle 18 alla Cetilar Arena Garibaldi-Romeo Anconetani, i granata faranno visita al Pisa, ultimo in classifica, per poi trovarsi di fronte il Verona in casa (sabato 11) e la Cremonese in trasferta (domenica 19). Un trittico di impegni, questo, che D’Aversa ha etichettato come fondamentale senza mezzi termini, spostando subito l’attenzione sulla necessità di interrompere un trend negativo lontano dalle mura amiche. «Guai a pensare che contro il Pisa sia un impegno semplice – ha avvertito il tecnico –, nell’ultima partita hanno battuto il Cagliari in inferiorità numerica». L’obiettivo dichiarato, al di là della specifica avversaria, è duplice: blindare un discorso salvezza che appare ancora da limare e, al contempo, cambiare quella «marcia in trasferta» che finora, sotto la sua gestione, ha prodotto solo sconfitte (a Napoli e contro il Milan).
L’incognita sosta e il lavoro sull’individuale
La ripresa delle ostilità, dopo l’ennesima pausa per gli impegni delle nazionali, porta con sé un margine di imprevedibilità che D’Aversa ha gestito razionalizzando le risorse a disposizione. «C’è sempre l’incognita perché si ferma il campionato – ha spiegato –, abbiamo lavorato con chi non è andato in nazionale e abbiamo provato a migliorare». In assenza di undici membri della prima squadra richiamati dai rispettivi paesi, il lavoro sul campo si è concentrato inevitabilmente più sugli aspetti individuali che su quelli collettivi; ciononostante, l’allenatore si è detto soddisfatto dell’intensità profusa, sottolineando però come la vera verifica arriverà solo sul terreno di gioco. La gestione della sosta, tradizionale tema caldo per chi siede in panchina, è stata liquidata senza drammi ma con la consapevolezza che «vediamo domani, sarà importante per l’obiettivo». Se l’atteggiamento e il coraggio mostrato nelle ultime uscite – persino nelle sconfitte con le corazzate scudetto – hanno convinto l’allenatore, resta sul tappeto il nodo degli errori tecnici che in certi contesti diventano letali. «Quando la qualità degli avversari è alta, la percentuale di gol subiti sui tuoi errori aumenta», ha osservato D’Aversa, distinguendo tra quelli su cui si può intervenire in settimana e un approccio alla gara che, invece, considera già sulla giusta strada.
Il forfait di Zapata e le opportunità per il reparto offensivo
La notizia che ha inevitabilmente condizionato la vigilia, però, è un’altra ed è arrivata nella giornata di giovedì: Duvan Zapata, capitano e riferimento avanzato della squadra, è out per un problema muscolare alla coscia destra. Il bollettino medico ha parlato di un «interessamento distrattivo parziale del retto femorale», un infortunio che costringerà il colombiano a saltare non solo la trasferta di Pisa ma probabilmente anche le successive. Un colpo duro, considerato che Zapata aveva appena ricominciato a carburare (due gol nelle ultime quattro presenze) dopo il lungo calvario legato al grave infortunio al ginocchio dell’ottobre 2024. «Dispiace aver perso Duvan – ha commentato D’Aversa –, stava lavorando sodo per arrivare a una condizione ottimale». L’approccio del tecnico, però, è stato lucido e orientato alla soluzione piuttosto che al lamento: «Ragiono in maniera positiva – ha proseguito –, non penso alle assenze ma al fatto che ci saranno altri». Il rebus offensivo si risolverà quindi con l’impiego del Cholito Simeone, il quale verrà affiancato da Che Adams o da Kulenovic a seconda delle scelte dettate dall’avversario e dalle caratteristiche del momento. «Simeone ha giocato con entrambi – ha ricordato D’Aversa –, sceglierò per sfruttare al meglio pregi e difetti degli avversari».
Le scelte tattiche: possesso palla e la velocità di Pedersen
Analizzando i numeri stagionali, emerge un dato ricorrente che ha stimolato una riflessione tecnica da parte dell’allenatore: il Torino ha superato la soglia del 50% di possesso palla in sole sette occasioni su trenta. Una statistica che potrebbe apparire negativa, ma che D’Aversa ha ribaltato di significato con un ragionamento pragmatico. «Dipende da come vogliamo considerarlo – ha chiarito –, un possesso palla sterile non porta vantaggi. Con il Milan abbiamo avuto meno possesso ma è stata la partita in cui abbiamo creato più palle gol». Nella sua visione, il calcio è sostanza e la sostanza sono le reti segnate: se aumentare la circolazione servisse a creare più pericoli o a gestire la fase difensiva costringendo l’avversario a fare una partita diversa, allora ben venga il lavoro sul possesso; in caso contrario, meglio affidarsi alle ripartenze di giocatori abili nella riconquista. Sul fronte degli interpreti, D’Aversa si è soffermato sul dualismo sulla fascia destra tra Pedersen e Lazaro, elogiando le qualità fisiche del primo («tocca velocità di 37-38 km/h, ha qualità rare») e la costanza del secondo. Una nota di leggerezza («Uno biondo e l’altro no...», ha scherzato) ha chiuso il discorso, prima di ribadire che la scelta dell’undici titolare dipenderà dall’avversario di turno. Quello che appare certo, alla vigilia della sfida pasquale, è la consapevolezza che questo «mini-ciclo» rappresenti un’occasione da non fallire per archiviare le ansie da classifica e proiettare il Toro verso un finale di stagione più sereno.




