Il Cremlino preoccupato per i missili Tomahawk, mentre Zelensky chiama Trump dopo la tregua di Gaza
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Redazione Esteri
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Il portavoce del Cremlino ha definito "di estrema preoccupazione" per la Russia il possibile invio in Ucraina di missili cruise americani Tomahawk, un'arma a lungo raggio che amplierebbe notevolmente lo spettro offensivo delle forze di Kiev. Questa dichiarazione giunge in un momento di crescente tensione, mentre il Financial Times rivela, citando fonti a conoscenza dei dossier di intelligence, che l'Ucraina avrebbe già ricevuto dagli Stati Uniti informazioni cruciali per colpire risorse energetiche russe. Si tratterebbe, nello specifico, di obiettivi situati in profondità oltre la linea del fronte, come alcune raffinerie di petrolio che hanno subito danni ingenti in recenti attacchi.
La telefonata tra Zelensky e Trump
In un colloquio telefonico della durata di circa trenta minuti, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky si è congratulato con il presidente degli Stati Uniti per il risultato conseguito in Medio Oriente, riferendosi esplicitamente al cessate il fuoco nella striscia di Gaza. "Se si riesce a fermare la guerra in quella regione", ha affermato Zelensky, "sicuramente altre guerre possono essere fermate, compresa questa guerra russa". Queste parole, che rappresentano il fulcro della conversazione, sembrano delineare una nuova prospettiva diplomatica, nella quale il leader ucraino, pur continuando a richiedere il sostegno militare, sollecita un'impostazione negoziale che ponga fine al conflitto.
La richiesta di armi e la smentita di Cuba
Parallelamente all'apertura dialettica, non vengono meno le richieste di supporto bellico. Zelensky ha infatti sollecitato una maggiore fornitura di missili a lungo raggio, strumenti considerati vitali per contrastare l'avanzata russa e proteggere le infrastrutture critiche del paese, recentemente colpite da una serie di attacchi. Sul fronte diplomatico, intanto, Cuba ha rilasciato una smentita ufficiale e "categorica" riguardo alle voci, diffuse da ambienti statunitensi, di un suo coinvolgimento militare a fianco di Mosca. Il ministero degli Esteri dell'Avana ha ribadito, attraverso un comunicato stampa, di non essere "parte in causa nel conflitto armato in Ucraina, né di parteciparvi con personale militare".
Lo scenario strategico in evoluzione
L'insieme di questi sviluppi dipinge un quadro complesso e in costante mutamento, dove le dichiarazioni di allarme del Cremlino sui Tomahawk si intrecciano con le rivelazioni sulle operazioni di intelligence e con le mosse diplomatiche. La conversazione tra i due presidenti, in particolare, segna un momento significativo, poiché collega esplicitamente la dinamica del conflitto in Ucraina agli eventi mediorientali, indicando una possibile, sebbene intricata, via di uscita negoziale. La guerra prosegue, dunque, su un doppio binario, fatto sia di esplicite richieste di potenza di fuoco sia di accenni, più sottili, a una soluzione politica.




