Le Borse europee aprono in calo, effetto dl bollette sui titoli dell'energia a Piazza Affari

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La seduta del 19 febbraio si apre all'insegna della cautela per i mercati del Vecchio continente, con gli indici che arretrano leggermente dopo la chiusura positiva di ieri, giornata che aveva visto l'Eurostoxx 600 toccare un nuovo massimo storico e Piazza Affari guadagnare l'1,30 per cento, spinta dai settori bancario, tecnologico e della difesa. I future statunitensi si mantengono sostanzialmente piatti, in scia a una seduta di Wall Street che ha visto il Nasdaq rialzare la testa dello 0,8%, grazie al ritorno d'interesse per i titoli legati all'intelligenza artificiale, mentre i listini asiatici, seppure con scambi ridotti per le festività del Capodanno lunare a Hong Kong, Shanghai e Taiwan, mostrano qualche timido segnale di ripresa -1. Un quadro contrastato, dunque, quello in cui si inserisce l'avvio delle contrattazioni europee: Milano cede lo 0,24 per cento, Londra e Francoforte lo 0,35, Parigi lo 0,21 e l'indice Eurostoxx 600 arretra dello 0,10 per cento.

Sul fronte macroeconomico, gli investitori mantengono un atteggiamento attendista, analizzando i verbali dell'ultima riunione della Federal Reserve, dai quali emerge una posizione prudente sui tassi, e monitorando le tensioni geopolitiche legate a un possibile inasprimento del conflitto in Medio Oriente, con l'ipotesi di attacchi statunitensi all'Iran che tiene alta la tensione sui prezzi del petrolio -9. Sono attesi, inoltre, numerosi dati macroeconomici e risultati aziendali sia in Europa che negli Stati Uniti, elementi che potrebbero indirizzare l'andamento dei mercati nelle prossime ore. Il rendimento del Btp decennale si attesta al 3,37%, con lo spread in lieve rialzo a 61 punti base -3.

Ma è il fronte interno italiano a catalizzare l'attenzione degli operatori, con il decreto Energia approvato ieri dal Consiglio dei ministri che pesa come un macigno sui titoli delle utility quotate a Piazza Affari. Il provvedimento, un pacchetto da oltre 5 miliardi di euro volto a ridurre il costo delle bollette per famiglie e imprese, introduce infatti un aumento di due punti percentuali dell'Irap per le aziende che producono, distribuiscono e forniscono energia, una misura che ha immediatamente innescato una nuova ondata di vendite sul comparto -2. Le anticipazioni delle scorse settimane avevano già messo sotto pressione i titoli del settore, con A2A che aveva ceduto il 6 per cento ed Enel quasi il 5, ma il testo definitivo del decreto, con l'aumento dell'imposta regionale, ha aggravato la situazione all'indomani dell'ok da parte dell'esecutivo.

Le vendite si concentrano in particolare su A2A, che perde oltre il 2,4 per cento, su Enel, in calo di circa il 2,5, e su Erg, che arretra dell'1,8 per cento, mentre fuori dal paniere principale delle blue chip, Iren cede l'1,9 per cento -3-8. Gli investitori temono che il maggiore carico fiscale, stimato in circa un miliardo di euro di gettito aggiuntivo fino al 2028, possa erodere i margini di profitto e la capacità di investimento delle aziende energetiche, penalizzando così le prospettive di crescita del settore -8. Il governo, dal canto suo, precisa che le risorse ricavate dall'aumento dell'Irap serviranno ad abbattere gli oneri generali di sistema che gravano sulle bollette di oltre quattro milioni di imprese, una misura che, nelle intenzioni dell'esecutivo, dovrebbe sostenere la competitività del sistema produttivo nazionale.

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