Tifosa norvegese denuncia molestia sessuale nei bagni di San Siro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Una tifosa norvegese, ventiquattrenne residente a Milano, ha presentato una denuncia per violenza sessuale in seguito a quanto avvenuto domenica 16 novembre allo stadio Giuseppe Meazza, durante l’incontro di calcio tra Italia e Norvegia. La giovane, che si era recata allo stadio per tifare la sua nazionale, ha riferito agli agenti di aver accusato un malore nel corso della partita, circostanza che l’avrebbe indotta a raggiungere i servizi igienici dell’impianto. È in quel luogo, secondo la ricostruzione fornita, che un addetto alle pulizie, un venticinquenne, l’avrebbe avvicinata e avrebbe abusato della sua momentanea debolezza, palpeggiandola senza alcun consenso nelle parti intime. Della vicenda, che ha gettato un’ombra sulla serata calcistica, è stata immediatamente informata la procura, nella persona del pm di turno Giancarla Serafini, la quale coordina ora le indagini della squadra mobile.

La dinamica della denuncia e la testimone

La ragazza, che studia e vive nel capoluogo lombardo, non ha esitato a recarsi dalle forze dell’ordine non appena possibile, fornendo una dettagliata testimonianza sull’accaduto. A rendere più solida la sua posizione è la presenza di un’amica, la quale, pur non avendo assistito direttamente all’episodio in quanto rimasta all’esterno del bagno, ha potuto confermare le condizioni di malessere della denunciante e la sequenza temporale degli eventi. La sua versione dei fatti, seppur parziale, concorda con il quadro generale tracciato dalla giovane norvegese, la quale si è detta certa di aver subito una violenza fisica da parte dell’uomo, colto forse l’occasione dalla sua momentanea vulnerabilità.

La difesa dell’indagato e le indagini in corso

Dall’altra parte, l’addetto alle pulizie, al quale è stata notificata l’indagine per il reato di violenza sessuale, ha fornito una versione dei fatti completamente differente, sostenendo di aver agito con l’unica intenzione di prestare soccorso. L’uomo, che al momento delle accuse si trovava in servizio presso i bagni dello stadio, ha dichiarato di essersi limitato a offrire aiuto alla tifosa, la quale appariva in evidente stato di sofferenza a causa del malore, negando recisamente qualsiasi contatto di natura sessuale. Le sue dichiarazioni, tuttavia, non hanno impedito alla procura di procedere con le investigazioni, che si concentrano ora sull’acquisizione di eventuali elementi utili a comprovare l’una o l’altra ricostruzione.

Le implicazioni per la gestione della sicurezza

L’episodio, al di là degli sviluppi giudiziari che lo caratterizzeranno, solleva interrogativi non marginali riguardo alle garanzie di sicurezza offerte ai tifosi all’interno degli stadi, specialmente in quelle aree meno sorvegliate e più isolate come i locali di servizio. Se da un lato, infatti, la vigilanza si concentra solitamente sulle curve e sui settori più caldi, per prevenire scontri o disordini, casi come questo pongono l’accento sulla necessità di una protezione più capillare, che tuteli gli spettatori in ogni ambiente dell’impianto, compresi quelli apparentemente anodini. La polizia, dal canto suo, prosegue nel suo lavoro per accertare le responsabilità penali individuali, mentre la società che gestisce lo stadio non ha ancora rilasciato dichiarazioni pubbliche sull’accaduto.

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