GameStop, il ceo Ryan Cohen: "I giochi fisici? Sono totalmente irrilevanti per il nostro business"

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   Ryan Cohen, amministratore delegato di GameStop, ha liquidato in un colpo solo le preoccupazioni relative alla fine dei giochi fisici. La sua risposta, secca e senza appello, è arrivata durante un'intervista a Bloomberg TV, in seguito all'annuncio di Sony di interrompere la produzione di dischi fisici per i nuovi giochi PlayStation a partire dal 2028. Secondo Cohen, l'impatto sul futuro dell'azienda sarebbe nullo: "Non importa affatto. È totalmente, totalmente irrilevante".

Una dichiarazione che, se letta attraverso i numeri più recenti, rivela una trasformazione radicale del colosso del retail videoludico.

I numeri che cambiano tutto, o quasi

A supportare le parole di Cohen ci sono i dati finanziari dell'azienda, che mostrano come il core business si sia ormai allontanato dai supporti fisici. Il software, che include sia copie fisiche che digitali, rappresenta oggi meno del 12% del fatturato totale. Una fetta decisamente marginale se paragonata al peso dei collezionabili, che da soli costituiscono oltre la metà del business, trainati in particolare dalle carte collezionabili come quelle di Pokémon.

La strategia di rilancio dell'azienda, che in passato aveva rischiato il fallimento, punta quindi su action figure, merchandising e oggetti da collezione, relegando i videogiochi a un ruolo secondario rispetto a un passato in cui il negozio di quartiere era sinonimo di copie fisiche e usato.

La strategia di lungo periodo e l'ossessione per eBay

L'intervista rilasciata da Cohen ha però offerto uno spaccato più ampio delle ambizioni di GameStop, rivelando che l'interesse per i giochi fisici è ormai un ricordo anche a livello strategico. Quando gli è stato chiesto dell'impatto commerciale dell'arrivo di un titolo epocale come Grand Theft Auto VI, che secondo le stime potrebbe generare oltre 5 miliardi di dollari nella prima settimana, il CEO ha abilmente deviato il discorso, dichiarando: "Voglio tornare a parlare di eBay".

Questa frecciata ha messo in luce come la sua attenzione sia quasi interamente concentrata sul tentativo di acquisire il gigante dell'e-commerce, un'operazione da circa 56 miliardi di dollari che il consiglio di eBay ha però già respinto. Cohen immagina una fusione che potrebbe creare "un business da 1 trilione di dollari", sfruttando la compatibilità tra la vendita di beni fisici e collezionabili e l'infrastruttura digitale di eBay, magari per creare un mercato digitale interno ai giochi.

La frecciata di GOG: il valore del possesso reale

Sullo sfondo di questa transizione, si inserisce la presa di posizione di GOG, il negozio digitale noto per la sua politica DRM-free. In una risposta indiretta alla mossa di Sony, GOG ha ricordato ai giocatori il valore di un file realmente controllato: "Scarica l'installer offline di uno dei tuoi giochi su GOG, salvalo su un disco, ed è tuo per sempre. Non hai bisogno del permesso di uno storefront per giocare a ciò che hai comprato".

Un installer copiato su un Blu-ray, un SSD esterno o un NAS continua a esistere anche se lo store chiude o l'account viene sospeso, e per GOG questo è il punto essenziale: un file sotto il controllo del giocatore vale più di una voce in una libreria remota. Tuttavia, come osserva un'analisi approfondita, la sola copia fisica non basta: la giocabilità futura di un gioco dipende da molti altri fattori, come le patch, le dipendenze tecniche e la presenza di server online, rendendo la conservazione un processo molto più complesso di una semplice masterizzazione.

GameStop e la trasformazione del mercato

La posizione di GameStop e le critiche di GOG rappresentano due facce della stessa medaglia di un'industria in profonda evoluzione. Se da un lato Sony spinge per un futuro completamente digitale, citando la preferenza dei consumatori e la necessità di allinearsi alle tendenze di mercato, dall'altro la stessa azienda deve fare i conti con la reazione di una fetta di giocatori che temono di perdere il controllo sulla propria collezione.

In questo contesto, la dichiarazione di Ryan Cohen suona come un act of defiance nei confronti di un passato che non esiste più: GameStop non è più, e forse non lo sarà mai più, il negozio di videogiochi che ha fatto la storia del retail, ma un'azienda che ha scelto di scommettere tutto su un'altra partita, quella dei collezionabili e dell'e-commerce, con l'obiettivo di ridefinire la propria identità in un mercato che cambia a una velocità senza precedenti.

Una transizione che, se da un lato potrebbe garantirne la sopravvivenza, dall'altro la allontana definitivamente dal cuore pulsante della cultura videoludica che l'ha resa celebre.

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