Landini contro Giorgetti: "Quelli massacrati dalla crisi sono gli italiani"
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Redazione Interno
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Mentre a Milano si aprivano i lavori del forum sulle relazioni industriali, il dibattito politico è stato catalizzato dallo scontro, aspro e diretto, tra il ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti e il segretario generale della Cgil Maurizio Landini. Quest'ultimo, intervenendo a margine dell'iniziativa, ha ribaltato con decisione le affermazioni del ministro, il quale si era recentemente lamentato di essere stato "massacrato" dalle polemiche riguardanti il taglio strutturale dell'Irpef, la cui attuazione è prevista per il 2026. Landini, senza usare giri di parole, ha respinto l'immagine proposta da Giorgetti, spostando il focus della discussione sulle fasce sociali che, a suo dire, stanno sopportando il peso maggiore della congiuntura economica.
La replica del leader sindacale
"Nessuno vuole massacrare Giorgetti, quelli che oggi sono massacrati sono gli italiani, sono i lavoratori dipendenti, sono i giovani, sono i precari, sono le donne", ha dichiarato Landini, elencando, con una precisa scelta lessicale, i soggetti che ritiene più esposti. La sua argomentazione, che si sviluppa attraverso un periodare complesso arricchito da subordinate, delinea una netta contrapposizione tra le lamentele di palazzo e la realtà quotidiana di molti cittadini, i quali, a suo giudizio, subirebbero in modo concreto gli effetti di una crisi i cui riflessi si misurano nel potere d'acquisto eroso e nella difficoltà a progettare il futuro.
La minaccia dello sciopero e la proposta
Il segretario della Cgil non si è limitato a una semplice replica, ma ha rincarato la dose, confermando la road map di protesta annunciata in ottobre. "Se non vogliono lo sciopero cambino la legge", ha avvertito, fissando al 12 dicembre la prossima mobilitazione generale. A sostegno della propria posizione, Landini ha inoltre riesumato la proposta di un prelievo straordinario sui patrimoni più consistenti, un tema che periodicamente ritorna nel dibattito pubblico, presentandolo come una possibile misura di giustizia fiscale alternativa a scelte di politica economica che, secondo la sua visione, penalizzerebbero i redditi da lavoro.
Le reazioni del governo
Dall'altra parte della barricata, il ministro Giorgetti non ha mostrato segni di arretramento, mantenendo ferma la propria linea. A sua volta, il presidente del Consiglio Giorgia Meloni è intervenuta sulla questione, criticando con toni sarcastici la decisione del sindacato di indire lo sciopero di venerdì. "Non sia mai che la rivoluzione la facciamo di martedì", ha ironizzato, lasciando intendere che, secondo la sua prospettiva, certe scelte di mobilitazione finirebbero per nuocere proprio a coloro che dichiarano di voler rappresentare, interferendo con la normale attività produttiva e con i diritti della maggioranza dei lavoratori.




