L'anti-calcio del video: il dibattito sul rigore Atalanta-Juve e il rumore della sconfitta
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Redazione Sport
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La domanda, lanciata in campo con la veemenza di chi ritiene di aver visto un'ingiustizia, racchiudeva il senso di una frattura: “Ma è nostra o è loro?”. L’allenatore della Juventus, Massimiliano Allegri, si rivolgeva così all’arbitro dopo l’episodio che ha di fatto avviato l’eliminazione bianconera dalla Coppa Italia contro l’Atalanta. Una reazione che, al di là dell’immediatezza del gesto, fotografa un malessere più profondo, quello verso un utilizzo della tecnologia che sembra talvolta creare il fallo più che sanzionarlo. Un concetto espresso senza mezzi termini dall’ex arbitro Graziano Cesari, che in sala commenti ha definito quella sanzione come “l'anti-calcio”, puntando il dito contro una deriva pericolosa. Secondo la sua analisi, il cosiddetto video-calcio rischia di privilegiare la fredda esegesi di un fotogramma, estrapolato e dilatato in slow motion, a scapito della valutazione complessiva della dinamica, che pure deve fare i conti con le leggi della fisica e con l’intenzione reale del giocatore.
L'episodio contestato e la lettura del moviolista
L’azione incriminata, che ha visto protagonista il difensore Bremer, nasce da un cross non precisissimo di Ederson: la palla, nel suo percorso, va a colpire il polso del giocatore brasiliano, il quale – è apparso chiaro dalle immagini – non ha compiuto un movimento volontario per intercettarla o allargare la propria superficie rea. Proprio questa assenza di intenzionalità, elemento cardine nel dettato regolamentare, è stata il cuore della polemica sollevata da Cesari e da molti osservatori. La decisione del Var di chiamare l’arbitro in campo per una revisione, e la conseguente assegnazione del calcio di rigore, ha quindi scoperchiato un vaso di Pandora su come l’ausilio tecnologico venga interpretato e applicato, aprendo un dibattito che travalica i confini di una singola partita.
Le voci dal mondo tecnico e giornalistico
A gettare ulteriore benzina sul fuoco sono intervenuti, con prospettive diverse, altri commentatori. Da una parte Gigi Cagni, tecnico di vasta esperienza, che pur elogiando il lavoro dell’allenatore della nazionale Luciano Spalletti in un altro contesto, ha rimproverato senza giri di parole il gesto di Bremer, arrivando a suggerire, con una punta di sarcasmo, che il difensore “doveva mettere le mani sui maroni” per evitare qualsiasi interpretazione. Dall’altra, il giornalista Fabio Ravezzani ha preso di mira direttamente le affermazioni di Cesari, accusandolo di essersi “superato” nella sua critica, mentre rivolgeva anche parole durissime alla gestione societaria della Juventus, definendo l’eliminazione dalla coppa nazionale un “disastro” per cui, a suo dire, i tifosi non dovrebbero accontentarsi di buoni propositi di gioco.




