Famiglia nel bosco, alla vigilia della perizia i genitori denunciano l'assistente sociale

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il procedimento giudiziario che ruota attorno alla vicenda della cosiddetta "famiglia nel bosco" conosce una nuova, significativa tensione alla vigilia dell'inizio degli accertamenti tecnici disposti dal tribunale. Nathan e Catherine Trevallion, i genitori dei tre bambini allontanati con provvedimento d'urgenza lo scorso novembre, hanno infatti formalmente chiesto, tramite i loro legali, la revoca dell'assistente sociale nominata dal giudice minorile dell'Aquila per seguire il caso. La richiesta, avanzata con un esposto presentato dai difensori Marco Femminella e Danila Solinas, accusa la professionista, Veruska D'Angelo, di aver agito con un atteggiamento giudicato "ostile" e "prevenuto", sostenendo che non avrebbe svolto il proprio delicato incarico "con l'imparzialità richiesta dal ruolo".

Un passaggio cruciale nell'iter giudiziario

La mossa della difesa si colloca in un momento particolarmente delicato dell'iter, a due giorni dall'avvio delle perizie psichiatriche che dovranno valutare, come previsto dalla legge, l'idoneità genitoriale della coppia. Queste valutazioni, disposte dal tribunale dopo il trasferimento dei minori, due gemelli di sei anni e una bambina di otto, in una struttura protetta, rappresentano una tappa fondamentale per il futuro assetto della famiglia. La contestazione verso la figura dell'assistente sociale, che da mesi segue il dossier, introduce dunque un elemento di potenziale conflitto proprio alla vigilia di accertamenti tecnici dai quali ci si aspetta elementi decisivi.

La posizione dei genitori e lo stato di sofferenza

La decisione di presentare l'esposto riflette, secondo quanto riportato da fonti vicine alla difesa, un profondo disagio maturato nel corso dei mesi. Tonino Cantelmi, lo psicologo e neuropsichiatra nominato come perito di parte dalla difesa della famiglia, ha descritto ai media uno stato di prostrazione crescente nei genitori, definendoli "sempre più lacerati" da una separazione vissuta come drammatica. Ha inoltre sottolineato, in una recente dichiarazione, come il "tempo del dolore si allunghi" in una situazione che, a suo dire, appare "sempre più incomprensibile", anche alla luce di recenti prese di posizione di autorità indipendenti come il Garante nazionale per l'infanzia.

Le strade agitate di un caso complesso

La vicenda, che ha portato all'allontanamento forzoso dei bambini dall'insolito contesto di vita familiare, continua dunque a solcare "strade agitate", come sottolineano le cronache, caratterizzate da reciproche diffidenze e da un alto tasso di emotività. La richiesta di rimozione dell'assistente sociale costituisce un atto di contestazione dell'intero percorso sin qui seguito dagli organi giudiziari e dai servizi, e getta una luce sulle difficoltà procedurali che spesso accompagnano casi di tale complessità. Mentre si attende l'avvio delle perizie ufficiali, il tribunale si trova ora a dover esaminare anche questa nuova istanza, che riguarda la neutralità di una delle figure chiave nel processo di valutazione della famiglia.

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