Ebola, Fiumicino unico aeroporto sanitario per i voli con casi sospetti a bordo

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SALUTE

Redazione Salute Redazione Salute   -   L’aeroporto “Leonardo da Vinci” di Fiumicino – che già in passato era stato designato come hub per emergenze sanitarie – diventa ufficialmente l’unico scalo autorizzato sul territorio nazionale per l’atterraggio di aeromobili che trasportino persone sintomatiche provenienti dai Paesi africani colpiti dall’epidemia di Ebola. rainews +3

Questa misura, che il Ministero della Salute ha formalizzato tramite una circolare allegata all’ordinanza pubblicata in Gazzetta Ufficiale, stabilisce con precisione le procedure di prevenzione e i criteri di valutazione medica ed epidemiologica del rischio, accentrando a Roma la gestione dei voli “caldi” per evitare frammentazioni operative. repubblica +3

La decisione, che arriva mentre l’allarme per il ceppo Bundibugyo si intensifica a livello globale, rappresenta il vertice di una piramide di controlli pensata per intercettare il virus prima che possa varcare le frontiere italiane senza controllo; si tratta, in sostanza, di una scommessa sulla centralizzazione delle competenze in un unico hub dotato delle tecnologie di biocontenimento più avanzate, a cominciare dalle barelle a pressione negativa e dalle ambulanze speciali della Croce Rossa che insistono sullo scalo romano. repubblica +3

L'obbligo di dichiarazione e i cinque livelli di rischio

La circolare, che integra l’ordinanza del ministro Schillaci rimasta in vigore per 120 giorni, impone a chiunque arrivi in Italia dalla Repubblica Democratica del Congo o dall’Uganda – o vi abbia soggiornato nei 21 giorni precedenti l’ingresso – di compilare, firmare e inviare una dichiarazione sanitaria entro ventiquattro ore dal rientro. ilsole24ore +3

Questo flusso informativo, che le compagnie aeree hanno l’obbligo di facilitare distribuendo i moduli già a bordo o a terra, serve a innescare la macchina dei controlli differenziati: le autorità sanitarie, ricevuta la segnalazione, inquadrano il viaggiatore in uno dei cinque livelli di rischio previsti. sky +3

I parametri che determinano la classificazione – dalla semplice “sorveglianza attiva” per gli asintomatici che hanno soggiornato in aree a rischio senza esposizioni, fino alla “quarantena obbligatoria” per chi ha avuto contatti non ad alto rischio – dipendono strettamente dalla combinazione tra la provenienza geografica e la tipologia di esposizione subita. rainews +3

Non si tratta di una procedura generica: nel caso di rischio “molto alto”, che presuppone un’esposizione diretta a fluidi biologici di persone infette, scatta il trasporto in biocontenimento d’urgenza verso l’Istituto nazionale per le malattie infettive Lazzaro Spallanzani di Roma, unico centro nazionale abilitato alla gestione di patogeni di classe di rischio 4. rainews +3

La gestione operativa nei porti e negli aeroporti

Mentre per i voli regolari senza segnalazioni a bordo lo sbarco segue i canali ordinari, se durante il tragitto dovesse manifestarsi un passeggero con febbre superiore a 38,6 gradi associata a sintomi come cefalea intensa, vomito o manifestazioni emorragiche, scatta l’obbligo per il comandante di dirottare lo scalo verso Fiumicino. ilsole24ore +3

In quello scenario, che le autorità si augurano rimanga confinato all’emergenza teorica, gli Uffici di sanità marittima, aerea e di frontiera (Usmaf) attiverebbero immediatamente l’isolamento temporaneo in aree protette, mentre le ambulanze ad alto biocontenimento sarebbero pronte a trasferire il paziente senza soluzione di continuità fino ai reparti specializzati. aostasera +3

Le Regioni, dal canto loro, hanno ricevuto precise indicazioni a individuare entro quarantotto ore i propri centri di riferimento per le malattie infettive, creando una rete di supporto periferica che in nessun caso, però, può sostituirsi al ruolo centrale dello Spallanzani per la conferma diagnostica. aostasera +3

Tutto questo sistema, che coinvolge in una complessa sinergia la Protezione Civile, l’Aeronautica Militare, le prefetture e persino l’Unità di Crisi della Farnesina, poggia su un’architettura normativa già rodata, basata sulle “Procedure nazionali per il trasporto di pazienti in alto biocontenimento” risalenti al 2010 ma costantemente aggiornate. aostasera +3

I numeri dell'emergenza e il contesto africano

Lo scenario che ha spinto il ministero a varare misure così drastiche è, come detto, la rapida evoluzione del focolaio epidemico nel cuore dell’Africa: al momento, si contano almeno 1.077 casi sospetti e 246 decessi tra Congo e Uganda, con l’Organizzazione mondiale della sanità che il 16 maggio scorso ha dichiarato l’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (Pheic). rainews +3

La variante Bundibugyo, che colpisce con un tasso di letalità stimato tra il 30 e il 50 per cento, desta particolare preoccupazione perché, a differenza di altri ceppi di Ebola, non esiste ancora un vaccino approvato né tantomeno una terapia antivirale specifica.

Proprio l’assenza di uno scudo immunitario rende le barriere fisiche – i controlli negli aeroporti, la tempestività delle diagnosi, l’isolamento dei casi – l’unica arma realmente efficace per impedire che il contagio, ad oggi circoscritto alle province di Ituri e Nord Kivu, varchi le porte dell’Europa. ilsole24ore +3

Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, si è recato personalmente nella RDC per studiare interventi di rafforzamento del sistema sanitario locale, ma nel frattempo Paesi come l’Italia hanno deciso di non affidarsi al caso, attivando una sorveglianza straordinaria che per i prossimi quattro mesi trasformerà Fiumicino in una sorta di camera stagna del traffico aereo internazionale. repubblica +3

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