FIA ammette l'errore umano a Singapore: Sainz furioso per le qualifiche Sprint falsate
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Redazione Sport
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Il sipario è calato sulle qualifiche Sprint del Gran Premio di Singapore 2026, ma l'ombra dei problemi tecnici che avevano già sconvolto il weekend di Sepang continua ad allungarsi su Marina Bay. A gettare benzina sul fuoco ci ha pensato la Federazione stessa, che ha riconosciuto un errore umano ai box durante la SQ1, finito per falsare la corsa alla griglia della gara breve del sabato.
La modalità sorpasso, il sistema che garantisce ai piloti un extra di energia elettrica da utilizzare nei rettilinei, è stata disattivata automaticamente quando Sergio Pérez ha centrato le barriere alla curva 5, lasciando detriti sulla pista e costringendo la direzione gara a esporre la bandiera rossa per ripulire l'asfalto.
La ricostruzione dell'errore FIA
Il nodo della questione sta in quel che è successo nei secondi immediatamente successivi alla ripartenza. Stando a quanto ricostruito dalla Federazione, quando la sessione è ripresa, la modalità sorpasso non è stata riattivata tempestivamente. Solo in un secondo momento, accortisi del problema, gli uomini in race control hanno provveduto ad attivarla, salvo poi disattivarla nuovamente dopo appena 27 secondi.
Il risultato è stato un mosaico di condizioni diverse a seconda del punto del tracciato in cui si trovavano i piloti e del momento in cui avevano iniziato il proprio giro veloce. Alcuni hanno goduto di una spinta extra, altri hanno dovuto fare i conti con una vettura improvvisamente fiacca. La Federazione ha poi emesso una nota ufficiale in cui ammette che l'errore ha avuto un impatto sulle prestazioni di alcune monoposto, precisando che le fasi successive della qualifica Sprint non sono state coinvolte.
La rabbia di Sainz e le proteste dei piloti
A pagare il prezzo più salato di questa confusione è stato Carlos Sainz, eliminato proprio al termine della SQ1 con il tempo più lento di tutti. Il pilota della Williams non ha usato giri di parole per commentare quanto accaduto. "Metà delle vetture ha fatto il giro con mezzo secondo in più di motore rispetto alle altre", ha dichiarato Sainz, sottolineando come la FIA, esattamente come era accaduto in Malesia, non abbia ritenuto di intervenire per ripristinare l'equità sportiva.
Il madrileno ha poi aggiunto di aver avuto problemi anche con i freni e di aver completato un solo giro utile, ma la sua furia si è concentrata soprattutto sulla gestione della crisi da parte della direzione gara, rea, a suo dire, di aver accettato passivamente che metà dello schieramento corresse con un motore più potente dell'altra metà.
Il caos del cronometraggio e il verdetto su Verstappen
La serata di Marina Bay ha riservato un secondo grattacapo per la Federazione, questa volta legato al sistema di cronometraggio gestito dalla Formula One Management. Nel finale della SQ1, i monitor ufficiali hanno smesso di visualizzare correttamente i tempi, gettando nello sconcerto squadre e piloti proprio mentre la bandiera a scacchi chiudeva la sessione.
Il guasto ha costretto la direzione gara a un breve stop prima di dare il via alla SQ2, il tempo necessario per verificare che i dati fossero integri e che la classifica rispecchiasse la realtà dei fatti. Nel frattempo, Max Verstappen, che aveva chiuso al comando siglando il miglior tempo in 1'31"156, è finito sotto investigazione per un sorpasso ai danni di Lewis Hamilton compiuto in regime di bandiera gialla durante la SQ1.
I commissari, dopo aver ascoltato le parti e analizzato la telemetria, hanno stabilito che l'olandese ha effettivamente infranto la regola, ma hanno deciso di non applicare alcuna penalità: Hamilton viaggiava a meno di 60 km/h e la differenza di velocità era tale da rendere l'evitamento impossibile senza frenate pericolose. La pole position per la gara Sprint di sabato resta dunque saldamente nelle mani del campione olandese, mentre la FIA si trova a fare i conti con l'ennesima macchia su un fine settimana che doveva servire a voltare pagina dopo il disastro di Sepang.
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