Dragon Quest VII Reimagined, un viaggio nel tempo che si rinnova
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Scienza e Tecnologia
-
Mentre le sorti di Dragon Quest XII, annunciato ormai diversi anni fa, rimangono avvolte in una fitta nebbia, Square Enix ha scelto di puntare con decisione sul proprio glorioso archivio, tenendo alta l’attenzione degli appassionati attraverso una serie di operazioni di restauro digitale. Dopo il recente ritorno in veste HD-2D del terzo capitolo e l’uscita del doppio remake del primo e del secondo, la casa di sviluppo nipponica ha infatti svelato lo scorso autunno l’esistenza di Dragon Quest VII Reimagined, presentato non come un semplice aggiornamento grafico bensì come una rielaborazione complessiva del titolo originario. Un progetto ambizioso, che intende conciliare il rispetto per un’opera considerata fondativa con le esigenze di giocabilità contemporanee, affrontando senza timori le criticità che avevano caratterizzato l’edizione del passato.
Un'eredità ingombrante e la sfida della modernizzazione
Sono trascorsi esattamente venticinque anni dal debutto su PlayStation di Dragon Quest VII: Frammenti di un mondo dimenticato, un lasso di tempo sufficiente a conferire allo status di classico un’aura quasi mitologica. Sviluppato all’epoca da ArtePiazza, il gioco è stato spesso definito, non a torto, il più Corposo e impegnativo dell’intera serie. Le stime, basate sui dati forniti dai giocatori, parlano di un’esperienza che richiede oltre cento ore per essere completata nella sua sola trama principale nella versione PS1, un dato che la successiva edizione per Nintendo 3DS ha parzialmente ridotto ma non certo azzerato. È proprio questa mole sterminata di contenuti, unita a ritmi di gioco che alcuni hanno definito ponderosi, ad aver creato attorno al titolo una fama di opera mastodontica e per certi versi divisiva, amatissima da una parte del pubblico ma percepita come eccessiva da un’altra.
La filosofia della riscrittura e i tagli necessari
L’approccio “Reimagined” sembra quindi muoversi consapevolmente in questa direzione, promettendo non un semplice lifting estetico ma una ristrutturazione profonda dell’intera avventura. L’obiettivo dichiarato è quello di preservare l’epica narrativa e lo spirito dell’originale, aggiornandone al contempo le meccaniche e snellendone la struttura per adattarla ai standard odierni. La notizia che il remake eliminerà deliberatamente alcune sezioni del gioco originale, lungi dall’essere vista come una perdita, viene invece interpretata come una mossa necessaria e coraggiosa. Si tratta di un intervento chirurgico volto a migliorare il ritmo generale dell’esperienza, eliminando quelle che oggi potrebbero essere considerate ridondanze o lungaggini, in un’ottica di rispetto per il tempo del giocatore moderno senza tradire l’anima dell’opera.
Una pubblicazione multi-piattaforma per un'epoca nuova
La strategia di Square Enix per questo revival appare ampia e inclusiva, puntando a rendere il titolo accessibile alla più vasta platea possibile di giocatori. Dragon Quest VII Reimagined è infatti annunciato per un’uscita simultanea su tutte le piattaforme attualmente in commercio, personal computer attraverso Steam, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch, senza tralasciare la prossima generazione con l’imminente Switch 2. Questa decisione di pubblicazione, che contrasta con l’esclusività storica del brand su determinate console, segna un cambiamento di rotta significativo per la compagnia, allineandosi a una tendenza industriale che privilegia la diffusione cross-platform. L’investimento in un progetto di tale portata, che va ben oltre il remastered, dimostra la fiducia nell’appeal duraturo di un capitolo che, nonostante le sue peculiarità, ha segnato indelebilmente la storia del genere JRPG.




