Filippo Ganna, il titano che venne dal pavé: prima classica in rimonta su Van Aert
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Redazione Sport
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L’immagine, consegnata alla cronaca sportiva di un primo aprile che di scherzo non ha avuto nulla, è quella di un uomo solo al comando a pochi metri dal traguardo di Waregem, le braccia alzate a disegnare un cerchio perfetto contro il cielo grigio delle Fiandre. Filippo Ganna, il “corazziere” di Verbania, ha infatti firmato l’impresa più grande della sua carriera su strada aggiudicandosi l’80ª edizione della Dwars door Vlaanderen, la classica che nelle intenzioni degli organizzatori rappresenta l’antipasto ideale – e spesso rivelatore – per il Giro delle Fiandre in programma domenica. Una vittoria, la sua, costruita su una progressione bruciante negli ultimi cento metri, quando ha ricucito lo strappo che sembrava aver consegnato la corsa al rivale belga Wout Van Aert, costretto ancora una volta a fare i conti con un piazzamento d’onore che nel suo palmarès inizia ad assomigliare a un macigno.
Non è stata però una volata qualsiasi quella che ha visto il piemontese della Ineos Grenadiers imporsi sul fiammingo della Visma-Lease a Bike. La prestazione di Ganna assume i contorni dell’epica proprio perché maturata al termine di una giornata in cui la fortuna, almeno inizialmente, sembrava aver voltato le spalle all’azzurro. A quaranta chilometri dal traguardo, mentre Van Aert sferrava l’attacco decisivo sulle rampe dell’Eikenberg, Ganna si è trovato prima a dover fronteggiare una foratura, poi a gestire la rottura del manubrio sulla bicicletta di scorta. Due cambi di bici in un momento così delicato della gara avrebbero potuto spezzare le gambe e la testa a qualsiasi corridore, eppure l’italiano ha reagito con una lucidità tattica che ne ha rivelato la maturità: rientrato nel gruppo degli inseguitori, ha pazientato, ha limato il distacco pedalata dopo pedalata fino a riagganciare l’olandese volante quando ormai il rettilineo finale di Waregem si stendeva davanti al duo.
La beffa di Van Aert e il valore di un successo annunciato
Wout Van Aert, reduce da una In Flanders Fields corsa e persa in modo altrettanto rocambolesco, aveva provato a blindare la fuga con un’azione solitaria di oltre trenta chilometri, una dimostrazione di forza che sembrava destinata a spezzare definitivamente le resistenze del gruppo. Il belga, come ha raccontato a caldo al termine della corsa, era in trance agonistica: “Stavo morendo sul finale”, ha ammesso, lasciando intendere che quello contro Ganna è stato un duello al limite delle possibilità umane. E proprio quando la linea d’arrivo sembrava a portata di mano, ecco emergere dalla sua ruota la sagoma di Ganna, capace di sovvertire un copione già scritto con una progressione di potenza che ha annichilito le residue energie del rivale. Per Van Aert si tratta dell’ennesimo secondo posto in una carriera che, pur costellata di successi, sembra inchiodata a un destino beffardo ogni volta che le strade si fanno strette e ci si gioca un trofeo di prestigio.
Per Ganna, invece, il sigillo sulla Dwars door Vlaanderen rappresenta molto più di una semplice vittoria stagionale. È il primo, vero successo in una Classica del Nord per un atleta che fino a qualche anno fa veniva dipinto quasi esclusivamente come uno specialista delle cronometro. Il 28enne piemontese, che già in primavera aveva fatto tremare i big alla Milano-Sanremo con un podio che sapeva di premonizione, ha trovato nelle strade sconnesse e nei muri in pavé il palcoscenico ideale per liberarsi di una volta per tutte di quell’etichetta. A rendere ancor più pesante il successo c’è il valore degli avversari lasciati alle spalle: non solo Van Aert, ma l’intero gruppo dei favorizi, tra cui il norvegese Søren Wærenskjold della Uno-X Mobility, terzo classificato e vincitore dello sprint del gruppo, che si è dovuto accontentare del gradino più basso del podio.
I meccanici, la resa dei conti e lo sguardo sulla Roubaix
L’impresa di Waregem porta inevitabilmente con sé un corollario di aneddoti legati agli intoppi meccanici che hanno rischiato di compromettere la gara. L’azzurro, dopo la foratura e la rottura del manubrio – un inconveniente piuttosto raro in corse di questo livello – ha dovuto dimostrare una capacità di adattamento fuori dal comune, cambiando due volte vettura nel cuore del settore decisivo. Proprio questo aspetto ha acceso i riflettori sul lavoro della squadra, con i direttori sportivi che hanno gestito un momento di potenziale caos trasformandolo in una risorsa per riportare il proprio capitano in posizione utile. Al traguardo, Ganna ha ammesso con un filo d’ironia di sperare che questa sia stata l’ultima volta in cui la sorte lo metterà alla prova in questo modo, auspicando un weekend di Pasqua più tranquillo in vista dell’appuntamento con il Giro delle Fiandre.
Con questo risultato, Ganna si candida ufficialmente a un ruolo da protagonista non solo nella Ronde, ma anche nell’altra grande pietra miliare del ciclismo sulle pietre: la Parigi-Roubaix. L’azzurro ha già dimostrato di possedere la potenza necessaria per eccellere sul pavé, e la vittoria di mercoledì arriva a coronamento di un avvio di stagione già brillante, che lo aveva visto trionfare nella cronometro della Tirreno-Adriatico e nella Volta ao Algarve. Il messaggio lanciato al gruppo è chiaro: chi pensava che il gigante di Verbania dovesse limitarsi a difendere i propri titoli contro il tempo dovrà ricredersi, perché l’attitudine al combattimento mostrata nelle Fiandre lo ha definitivamente consacrato come uno dei corridori più completi e pericolosi del panorama internazionale, in grado di lottare per la vittoria su qualsiasi terreno, anche quello più ostile.




