La Fed verso il taglio dei tassi, ma i nodi vengono al pettine

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Mentre i mercati finanziari di tutto il mondo trattenevano il respiro in attesa della decisione, ormai imminente, della Federal Reserve, gli analisti convergevano su un punto: un taglio dei tassi di interesse di 25 punti base, che porterebbe il costo del denaro nel range 4-4,25%, appare l’esito più probabile della riunione del 16-17 settembre. Filippo Diodovich, Senior Market Strategist di IG Italia, ha sottolineato come, al di là del movimento atteso, l’attenzione degli operatori sia catalizzata dal cosiddetto “dot plot”, il grafico che svela le proiezioni dei banchieri centrali sulla traiettoria futura dei tassi, sebbene il vero momento di svolta – come spesso accade – sarà demandato alle parole che il presidente Jerome Powell sceglierà durante la consueta conferenza stampa.

La decisione, tuttavia, giunge in un contesto macroeconomico non privo di contraddizioni, che costringe la Fed a un complesso esercizio di equilibrismo. L’inflazione di agosto, infatti, ha registrato un’impennata al 2,9% su base annua, ben al di sopra del target del 2% e in netta accelerazione rispetto al 2,7% del mese precedente, un dato che da solo getta un’ombra di incertezza sull’entità dei fututi interventi di alleggerimento monetario che potranno essere deliberati nei prossimi mesi, vista la persistente tensione al rialzo dei prezzi.

A complicare ulteriormente il quadro operativo dell’istituto centrale, il quale – è bene ricordarlo – agisce in piena autonomia dalle pressioni politiche, si aggiunge l’insoddisfazione della Casa Bianca. Michele Sansone, country manager di iBanFirst Italia, osserva come l’esecutivo guidato dal presidente Trump continui a spingere per un intervento ben più aggressivo, nell’ordine di una riduzione di almeno 100 punti base, ritenendo l’attuale politica monetaria eccessivamente restrittiva per un’economia che richiede invece carburante a basso costo per continuare a correre.

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